Cassazione: le plusvalenze da stock options sono reddito da lavoro dipendente

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La plusvalenza da stock options è reddito di lavoro dipendente, a meno che la differenza tra azioni e somma corrisposta sia pari al prezzo del titolo alla data dell'offerta

La Cassazione, con sentenza nr. 11214/2011 ha affermato che le plusvalenze derivanti dall’esercizio di un diritto di opzione su azioni, concesso da una Spa a un dipendente, costituiscono una componente del reddito da lavoro dipendente, pertanto vanno tassate con aliquota progressiva.

Il caso ha riguardato un dirigente di una S.p.a., titolare di alcune azioni della società medesima, dalle quali nel 2000 aveva ricavato una plusvalenza. Tale plusvalenza era stata ritenuta dall’azienda, reddito da lavoro dipendente che, pertanto l’aveva tassata con aliquota progressiva.

Il dirigente, (che riteneva che la plusvalenza dovesse essere tassata con l’aliquota fissa del 12,5%), ricorreva in giudizio chiedendo il rimborso della differenza fra il valore delle ritenute calcolate col sistema della tassazione progressiva e la tassazione al 12,5% prevista per il capital-gain.

In entrambi i gradi di merito, i giudici, hanno ritenuto spettante il rimborso; di diverso avviso la Cassazione.

Secondo gli Ermellini, la vicenda va ricostruita alla luce dell’articolo 48 Tuir, vigente ratione temporis: “per il comma 2, lett. g-bis (aggiunta dal D. Lgs. 23 dicembre 1999, n. 505, art. 13, comma 1, lett. b), n. 2, del D.P.R. dicembre 1986, n. 917, art. 48 (ora 51) (‘determinazione del reddito di lavoro dipendente’) ‘non concorrono a formare il reddito…la differenza tra il valore delle azioni al momento dell’assegnazione e l’ammontare corrisposto dal dipendente, a condizione che il predetto ammontare sia almeno pari al valore delle azioni stesse alla data dell’offerta‘ (con la precisazione che ‘se le partecipazioni, i titoli o i diritti posseduti dal dipendente rappresentano una percentuale di diritti di voto esercitagli nell’assemblea ordinaria o di partecipazione al capitale o al patrimonio superiore al 10 per cento, la predetta differenza concorre in ogni caso interamente a formare il reddito’)“.

Inoltre, tale disposizione è applicabile esclusivamente alle azioni emesse dall’impresa con la quale il contribuente intrattiene il rapporto di lavoro, nonché a quelle emesse da società che, direttamente o indirettamente, controllano la medesima impresa, ne sono controllate o sono controllate dalla stessa società che controlla l’impresa (comma 2-bis dell’articolo 48, ora 51).

In particolare, tale regime prevede l’esenzione di una quota parte del reddito di lavoro dipendente, in misura corrispondente alla differenza tra il valore delle particolari azioni al momento dell’assegnazione e l’ammontare corrisposto dal dipendente (strike price) quando l’opzione viene esercitata (exercise date) non concorre a formare il suo reddito a condizione che la stessa differenza sia almeno pari al valore delle azioni stesse alla data dell’offerta (grant date), con la precisazione che se le partecipazioni, i titoli o i diritti posseduti dal dipendente rappresentano una percentuale di diritti di voto esercitabili nell’assemblea ordinaria o di partecipazione al capitale o al patrimonio superiore al 10%, la predetta differenza concorre in ogni caso interamente a formare il reddito (articolo 48, comma 2, lettera g-bis).

Diversamente, se la condizione non si verifica (cioè se la differenza è maggiore rispetto al valore delle azioni alla data dell’offerta), allora si è in presenza di una componente del reddito da lavoro del dipendente.

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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