Cassazione: l'imprenditore è responsabile per il mancato versamento dei contributi al lavoratore anche se l'azienda è in crisi

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La Cassazione con sentenza nr. 24703 del 10 agosto, ha stabilito che il datore di lavoro è sempre responsabile per il mancato versamento dei contributi previdenziali, anche se l’azienda è in stato di crisi.

La Suprema corte di cassazione, con sentenza nr. 24703/2010 ha stabilito che il datore di lavoro è sempre responsabile per il mancato versamento dei contributi previdenziali ai propri lavoratori, anche quando l’azienda versa in stato di crisi.

Il caso ha riguardato un imprenditore condannato in primo e secondo grado per aver, quale rappresentante legale della ditta Co.Fat e datore di lavoro, omesso le registrazioni e denunce obbligatorie, con conseguente omissione di versamenti e di contributi previdenziali per importi superiori ai 2000€.

La Suprema Corte, ha confermato le precedenti sentenze affermando che “le ritenute previdenziali sono una componente essenziale del salario che il datore di lavoro deve corrispondere ai propri lavoratori e che, l’INPS vanta un credito verso il datore solo per il fatto che quest’ultimo abbia assunto dei lavoratori alle proprie dipendenze.

Pertanto, prosegue la Corte, “l’omessa presentazione delle denunzie, evidenzia l’intenzione del datore di lavoro di evadere l’obbligo contributivo perchè, in tal modo, egli non fa conoscere all’INPS la propria posizione debitoria rispetto ai rapporti di lavoro che “è pur sempre in essere”, nonostante il datore di lavoro sia in disagiate condizioni economiche.

Questo principio trova conferma in altre decisione nelle quali è stato sempre affermato che la carenza finanziaria non incide in alcun modo sul reato previsto dall’art 37 L. 689/81 ( Omissione o falsità in registrazione o denuncia obbligatoria) perchè, “ il lavoratore ha un diritto alla posizione previdenziale che è sostanzialmente collegato alla durata del proprio rapporto di lavoro e che non è derogabili da situazioni contingenti”.

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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