Cassazione: non è licenziabile il lavoratore che si assenta per malattia dopo aver avvisato i colleghi

Google+ Pinterest Linkedin Tumblr +
Richiedi una consulenza su questo argomento


Non può essere licenziato il lavoratore che si allontana dal proprio lavoro per malattia, dopo aver avvisato i colleghi e non l'azienda.

La Corte di Cassazione, sez lavoro, con sentenza nr. 21215 del 14 ottobre 2010 ha affermato che non è possibile il licenziamento del lavoratore che abbandoni il posto di lavoro  dopo aver avvisato i colleghi della propria malattia.

Il caso ha riguardato un lavoratore che è stato licenziato per aver abbandonato il proprio posto di lavoro senza avvisare l’azienda. Secondo la Corte, il comportamento del lavoratore che ha protratto la sua assenza anche nei giorni seguenti, non può essere motivo di licenziamento.

In particolare, secondo la Corte,” il comportamento del lavoratore, poteva ritenersi giustificato sul piano della buona fede, dal fatto che questi era reduce da un grave infortunio (addebitato alla responsabilità dell’azienda) e, aveva denunciato disturbi in atto, tanto che, alcuni colleghi, (pur non essendo autorizzati a concedergli permessi) gli avevano consigliato di tornare a casa, sicchè egli aveva potuto ritenere di essere in permesso per quel giorno e per i giorni seguenti, non essendo poi stato avvisato dalla società del fatto che essa lo ritenesse assente ingiustificato.”

La Corte in questa sentenza, ribadisce il principio già preannunciato in appello per cui: “per stabilire l’esistenza di una giusta causa di licenziamento, occorre valutare da un lato la gravità dei fatti addebitati al lavoratore, dall’altro la proporzionalità tra tali fatti e la sanzione inflitta, stabilendo se la lesione dell’elemento fiduciario su cui si basa il rapporto di lavoro, sia in concreto tale da giustificare o meno la massima sanzione disciplinare.

Infine, la valutazione della gravità dell’infrazione e la sua idoneità ad integrare causa di licenziamento, si risolve in un giudizio del giudice di merito che, non può essere censurato in sede di legittimità (ricorso per Cassazione) se, adeguatamente motivato.

Fonte: www.guidaladiritto.ilsole24ore.com

Richiedi una Consulenza a Lavoro e Diritti


Iscrivendoti acconsenti al trattamento dei dati personali ai sensi del D.Lgs. 196/03
Condividi.

Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

Altri articoli interessanti