Cassazione: la Fiat di Pomigliano ha discriminato i lavoratori Fiom

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La Cassazione pone fine alla lungo braccio di ferro tra la Fiat e la Fiom CGIL, in merito alle assunzioni presso lo stabilimento Fiat di Pomigliano

Con la sentenza nr. 5581 dello scorso 11 marzo, la Cassazione pone fine alla lungo braccio di ferro tra la Fiat e la Fiom CGIL, in merito alle assunzioni presso lo stabilimento Fiat di Pomigliano ove la nuova società aveva escluso l’assunzione dei lavoratori con tessera FIOM.

Ancora una volta, la Fiat ne esce bastonata poichè, la Suprema Corte ha confermato l’ illegittimità della condotta aziendale. Si conclude così la lunga serie di sentenza che, nel corso di quattro anno, hanno cercato di ristabilire la democrazia e, il diritto al lavoro di tutti, a prescindere dalla tessera di appartenenza.

Leggi anche: Fiat Termoli, ancora una condanna per condotta antisindacale verso la Fiom e Fiat condannata per discriminazione a Pomigliano, deve riassumere 145 operai Fiom .

La Fiom ricorreva al Giudice del lavoro per tutelare 19 lavoratori con tessera Fiom che venivano esclusi dall’assunzione da parte di Fabbrica Italia Pomigliano. Per la Fiom tale condotta integrava una discriminazione collettiva ai sensi del d.lgs. 213/03 nonchè, una violazione degli artt 3 e 4 della Costituzione.

Il giudice di primo grado, riconosceva la natura discriminatoria del comportamento della Fiat e, ordinava alla FIP di cessare tale comportamento nonchè, di procede all’assunzione di 145 lavoratori iscritti alla Fiom e, di mantenere nel proseguo delle operazioni di riassorbimento del personale dello stabilimento di Pomigliano, la percentuale dell’8,75% di tutti gli assunti in favore della Fiom. Anche la Corte d’Appello, confermava la pronuncia di primo grado.

Per la Corte d’appello, il comportamento della FIP andava a ledere la Direttiva 2000/78/CE sulla parità di trattamento in materia di occupazione e condizioni di lavoro. Nella Specie, la direttiva, “tutelando le convinzioni personali avverso le discriminazioni, aveva dato ingresso nell’ordinamento comunitario, al formale riconoscimento della cd. libertà ideologica.

Nella libertà ideologica rientra il concetto di “convinzioni personali” dettato dall’art. 4 del d.lgs. 216/03 che” racchiude una serie di categorie di ciò che poteva essere definito il “dover essere” dell’individuo, dall’etica alla filosofia, dalla politica in senso lato, alla sfera dei rapporti sociali..”

L’affiliazione sindacale, prosegue la sentenza, “rappresenta la professione pragmatica di un’ideologia di natura diversa da quella religiosa, connotata da specifici motivi di appartenenza ad un organismo socialmente e politicamente qualificato a a rappresentare opinioni, idee, credenze, suscettibili di tutela in quanto oggetto di possibili atti discriminatori vietati”.

Pertanto, “nella categoria di convinzioni personali, caratterizzata dalla eterogeneità delle ipotesi di discriminazione ideologica, rientrano anche le ipotesi di discriminazione sindacale, con il conseguente divieto di atti o comportamenti idonei a realizzare una diversità di trattamento o un pregiudizio in ragione dell’affiliazione o partecipazione dei lavoratori ad attività sindacali”.

La Cassazione, con la sentenza numero 5581,accogliendo l’eccezione sollevata dalla Fiom, ha dichiarato l’inammissibilità per sopravvenuta carenza di interesse del ricorso proposto da Fabbrica Italia Pomigliano contro l’ordinanza ‘antidiscriminatoria’ emessa dalla Corte d’Appello di Roma.”

A seguito di tale pronuncia, si legge nel comunicato FIOM, “diviene così definitiva l’ordinanza della Corte d’Appello che ha accertato la discriminazione nelle assunzioni presso lo stabilimento di Pomigliano verso gli iscritti della Fiom, ha ordinato di cessare tale comportamento, di rimuoverne gli effetti e di procedere con l’assunzione di 145 iscritti al sindacato dei metalmeccanici Cgil.”

“Ora la Fiat di Pomigliano proceda rimettendo nel ciclo produttivo i 145 lavoratori ancora tenuti in cassa integrazione.”

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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