L'uso personale del telefono d'ufficio non è sempre peculato

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Non commette reato di peculato d'uso il pubblico ufficiale che saltuariamente usa a scopi personali il telefono che ha a disposizione per ragioni d'ufficio

In caso di uso indebito, per scopi personali, dell’utenza telefonica di cui il pubblico ufficiale abbia la disponibilità per ragioni d’ufficio, ciascuna telefonata compiuta con l’apparecchio di servizio integra un’autonoma condotta di peculato d’uso, rispetto alla quale dovrà dunque essere compiuta la verifica di offensività e, quindi, di rilevanza penale del fatto; ciò salvo che, per l’unitario contesto spaziotemporale, le plurime chiamate non possano ritenersi integrare un’unica ed indivisibile condotta.

Pertanto non commette automaticamente il reato di peculato d’uso il pubblico ufficiale che saltuariamente utilizza per scopi personali il telefono che ha a disposizione per ragioni d’ufficio in quanto il reato di peculato d’uso presuppone un danno significativo alle casse della Pubblica Amministrazione.

E’ quanto ha stabilito la Corte di Cassazione con la Sentenza n. 46282 del 10/11/2014 cassando la sentenza della Corte di Appello di Palermo, la quale riformando la sentenza in primo grado del Tribunale, aveva condannato una direttrice della casa circondariale di Palermo “per avere utilizzato il telefono fisso del proprio alloggio di servizio per effettuare plurime telefonate ai propri familiari, reato commesso tra il 2007 ed il dicembre 2008”.

La Cassazione si è riferita ad una precedente pronuncia della stessa Corte a Sezione Unite, Cass. Sez. U, n. 19054 del 20/12/2012, nella quale enunciava testualmente:

la condotta del pubblico ufficiale o dell’incaricato di un pubblico servizio che utilizzi il telefono d’ufficio per fini personali al di fuori dei casi d’urgenza o di specifiche e legittime autorizzazioni, integra il reato di peculato d’uso se produce un danno apprezzabile al patrimonio della P.A. o di terzi, ovvero una lesione concreta alla funzionalità dell’ufficio, mentre deve ritenersi penalmente irrilevante se non presenta conseguenze economicamente e funzionalmente significative.

La corte territoriale quindi, continua la Sentenza, si è limitata erroneamente ad affermare che vi è stato un danno di varie decine di euro alla Pubblica Amministrazione, ma non ne ha quantificato in modo esatto l’ammontare, non consentendo quindi ai giudici di legittimità la verifica sulla correttezza della valutazione del reato.

Infine la corte d’appello ha calcolato il danno computando l’intero arco temporale, ottobre 2007 / maggio 2008, senza fare riferimento alle singole condotte, al contrario invece le stesse singole condotte poste in essere, come detto sopra non incorporano singolarmente il reato di peculato.

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Sull'Autore

Consulente del Lavoro iscritto all'albo provinciale di Campobasso, fondatore e redattore di Lavoro e Diritti. D.U. in Economia e Amministrazione delle Imprese presso l'Università degli Studi di Teramo. Specializzando in Sicurezza sul Lavoro. Esperto Web.

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