Corte Costituzionale: ai dirigenti regionali è vietato prorogare autonomamente i contratti di co.co.co

Google+ Pinterest Linkedin Tumblr +
Richiedi una consulenza su questo argomento


Sono incostituzionali le norme regionali che consentono ai dirigenti regionali di prorogare i contratti di co.co.co in violazione della L. 165/2001.

La Corte Costituzionale, con sentenza nr. 170 dell’11 maggio scorso ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 5 della legge della Regione Abruzzo nr. 24/2010 (Interventi a sostegno dell’Aeroporto d’Abruzzo) e dell’art. 5, comma 4, della legge della Regione Abruzzo nr. 38/2010, nella parte in cui prevedono la possibilità per i dirigenti regionali di prorogare eventuali contratti di collaborazione coordinata e continuativa in itere.

La prima norma (legge nr. 24/2010), dispone che, al fine di consentire l’ordinata conclusione dei progetti  in itinere, i dirigenti responsabili dei medesimi possono prorogare eventuali contratti di collaborazione in essere.

La seconda norma, nel sostituire la prima, ne ha riprodotto il testo, aggiungendo un secondo periodo, secondo il quale le proroghe possono essere disposte anche più volte, purché siano necessarie alla definizione dei programmi di lavoro o dei progetti per i quali i rapporti sono in corso e nel rispetto, comunque, delle norme generali di finanza pubblica.

Tali due norme violerebbero gli artt. 3 e 97 Cost, poiché si pongono in contrasto con i principi di ragionevolezza, imparzialità e buon andamento della pubblica amministrazione.

Si violerebbe inoltre l’art. 117 Cost. che,  riserva alla competenza esclusiva dello Stato l’ordinamento civile, perché le disposizioni regionali censurate consentono la generalizzata proroga dei rapporti in essere, senza limiti temporali e senza il rispetto dei requisiti richiesti dall’art. 7, comma 6, del d.lgs.  30 marzo 2001, n. 165 (Norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche), per il conferimento di tali incarichi.

Secondo la Corte, “i contratti di collaborazione cui si riferisce la norma impugnata ineriscono a rapporti di lavoro autonomo e sono disciplinati dal diritto civile.

La norma censurata stabilisce la facoltà per le amministrazioni di disporre la proroga dei contratti di collaborazione in essere e, pertanto, incide su uno degli aspetti della disciplina (di diritto privato) di tali contratti, vale a dire la loro durata, non a caso oggetto di specifica previsione da parte dell’art. 7, comma 6, lettera d), del d.lgs.  n. 165 del 2001, il quale stabilisce che la durata di simili contratti deve essere predeterminata al momento della stipulazione”.

“Il fatto che l’art 5 preveda la possibilità di proroga della durata originariamente stabilita solo nei casi in cui ciò sia necessario per la conclusione di progetti già avviati in modo simile a quanto consentito anche dal menzionato art. 7 del d.lgs. n. 165 del 2001, non vale ad escludere l’illegittimità costituzionale della norma.

Vertendosi in una materia, l’ordinamento civile, riservata alla competenza esclusiva dello Stato, la Regione non può legiferare in un campo ad essa precluso, neppure per conformarsi alla disciplina statale”.

Per gli stessi motivi deve essere dichiarata l’incostituzionalità dell’art. 5, comma 4, della legge della Regione Abruzzo nr. 38/2010.

Richiedi una Consulenza a Lavoro e Diritti


Iscrivendoti acconsenti al trattamento dei dati personali ai sensi del D.Lgs. 196/03
Condividi.

Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

Altri articoli interessanti