Corte europea di Giustizia: parita' di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro; discriminazione fondata sulle tendenze sessuali

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Parità dei diritti pensionistici anche per le unioni omossessuali; così ha deciso la corte europea.

La Corte europea di giustizia, con sentenza nr. C-147/08 del 10 maggio scorso, ha ribadito la parità di trattamento in merito ai diritti pensionistici degli omossessuali, congiunti con unione civile registrata.

Il trattamento pensionistico, non può essere inferiore al trattamento di un eterosessuale regolarmente sposato poichè, se così fosse, si violerebbe la direttiva del Consiglio 27 novembre 2000, 2000/78/CE, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro.

La causa è nata da una controversia insorta tra un cittadino tedesco e la “Freie und Hansestadt Hamburg  in merito all‟ammontare della pensione complementare di vecchiaia cui questi ha diritto.

Dal 1950 fino all‟insorgere della sua incapacità lavorativa in data 31 maggio 1990, il sig. Römer ha lavorato per la Freie und Hansestadt Hamburg come impiegato amministrativo. Dal 1969 egli ha vissuto ininterrottamente con il sig. U. Il 15 ottobre 2001 il ricorrente nella causa principale e il suo compagno hanno contratto un‟unione civile registrata, conformemente alla legislazione tedesca in materia; quindi ha comunicato tale unione al proprio datore  chiedendo che l’importo della sua pensione complementare di vecchiaia fosse ricalcolato applicando la deduzione più vantaggiosa
con effetto a partire dal 1° agosto 2001.

L’azienda rispondeva che non intendeva modificare il calcolo della pensione suddetta, in quanto, solo i beneficiari di prestazioni coniugati e non stabilmente separati e quelli aventi diritto ad assegni familiari o ad altre prestazioni analoghe potevano pretendere che l‟importo della loro pensione di vecchiaia fosse calcolato tenendo conto dello scaglione tributario III/0.

Secondo la Corte, intanto bisogna riconoscere che le pensioni complementari rientrano nell’ambito di applicazione della direttiva 2000/78.

Cosa dice la direttiva 2000/78

L‟art. 1 della direttiva stabilisce che:
”La presente direttiva mira a stabilire un quadro  generale per la lotta alle discriminazioni fondate sulla religione o le convinzioni personali, gli handicap, l‟età o le tendenze sessuali, per quanto concerne l‟occupazione e le condizioni di lavoro, al fine di rendere effettivo negli Stati membri il principio della parità di trattamento».

Sussiste discriminazione diretta quando, sulla base di uno qualsiasi dei motivi, una persona è trattata meno favorevolmente di quanto sia, sia stata o sarebbe trattata un‟altra in una situazione analoga;

sussiste discriminazione indiretta quando una disposizione, un criterio o una prassi apparentemente neutri possono mettere in una posizione di particolare svantaggio le persone che professano una determinata religione o ideologia di altra natura, le persone portatrici di un particolare handicap, le persone di una particolare età o di una particolare tendenza sessuale, rispetto ad altre persone, a meno che, tale disposizione, tale criterio o tale prassi siano oggettivamente giustificati da una finalità legittima e i mezzi impiegati per il suo conseguimento siano appropriati e necessari; (…)”.

La decisione della Corte

Il combinato disposto degli artt. 1, 2 e 3, n. 1, lett. c), della direttiva 2000/78 osta ad una norma nazionale, come quella di cui all’art. 10, n. 6, della succitata legge del Land di Amburgo, ai sensi della quale un beneficiario partner di un’unione civile percepisca una pensione complementare di vecchiaia di importo inferiore rispetto a  quella concessa ad un beneficiario coniugato non stabilmente separato, qualora:

  • nello Stato membro interessato, il matrimonio sia riservato a persone di sesso diverso e coesista con un’unione civile quale quella prevista dalla legge 16 febbraio 2001, sulle unioni civili registrate (Gesetz über die Eingetragene Lebenspartnerschaft), che è riservata a persone dello stesso sesso, e
  • sussista una discriminazione diretta fondata sulle tendenze sessuali, per il motivo che, nell’ordinamento nazionale, il suddetto partner di un’unione civile si trova in una situazione di diritto e di fatto paragonabile a quella di una persona coniugata per quanto riguarda la pensione summenzionata.

La valutazione della comparabilità ricade nella competenza del giudice del rinvio e deve essere incentrata sui rispettivi diritti ed obblighi dei coniugi e delle persone legate in un’unione civile, quali disciplinati nell’ambito dei corrispondenti istituti e che risultano pertinenti alla luce della finalità e dei presupposti di concessione della prestazione in questione.

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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