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Tutte le più importanti sentenze sul lavoro commentate dai nostri autori. La giurisprudenza, intesa come il complesso delle decisioni giudiziarie che si sono avute in merito all’applicazione di una norma giuridica, è una fonte molto importante del diritto del lavoro.

Vista la vastità delle leggi la corretta interpretazione di un principio normativo è infatti una delle basi del diritto italiano.

Sentenze Lavoro

In questa rubrica andiamo quindi ad inserire le sentenze sul lavoro che riteniamo più importanti o innovative di un orientamento, provenienti principalmente dalla Corte di Cassazione con il commento dei nostri esperti autori.

Sentenze sul lavoro della Corte di Cassazione

In Italia la Corte Suprema di Cassazione è al vertice della giurisdizione ordinaria. Tra le principali funzioni che le sono attribuite dalla legge vi è quella di assicurare:

“l’esatta osservanza e l’uniforme interpretazione della legge, l’unità del diritto oggettivo nazionale, il rispetto dei limiti delle diverse giurisdizioni”.

Cassazione: la lavoratrice licenziata, ha diritto all’indennità di maternità

Con la sentenza nr. 21121 del 2 ottobre 2009, la Suprema Corte ha affermato il diritto della lavoratrice madre di usufruire della indennità di maternità anche quando, l’astensione obbligatoria dal lavoro abbia avuto inizio decorsi i 60 giorni dalla risoluzione del rapporto di lavoro. Per cui, la lavoratrice non avrà diritto alla indennità di disoccupazione bensì alla indennità di maternità per tutto il periodo previsto per l’astensione dal lavoro.

Cassazione: la raccomandazione può costituire reato di concussione

La Cassazione, sesta sezione penale, con sentenza nr. 38617 dello scorso 5 ottobre, ha affermato che, fare pressioni su qualcuno, sfruttando la propria posizione o la propria autorevolezza, per agevolare l’assunzione di terze persone, può integrare gli estremi del reato di concussione.

Il caso ha riguardato un Sig. di Afragola (NA) che, in primo grado è stato condannato alla pena (condizionalmente sospesa) di due anni di reclusione per tentata concussione, perchè, approfittando della sua qualità di presidente del consiglio comunale di Afragola, aveva esercitato ripetute pressioni sui responsabili di un ipermercato di prossima apertura, per “agevolare” l’assunzione di 250 persone nominativamente segnalate, prospettando in caso contrario, la frapposizione di ostacoli all’avvio del centro commerciale.

Il Tar boccia la Gelmini, ma il Ministro è già pronto per l'esame di riparazione

La Gelmini cerca di evitare il commissariamento impostogli sabato mattina, dal Tar Lazio con ordinanza nr. 4581/09 sulle graduatorie dei precari. Ricorderemo infatti che il ministro Gelmini, con la riforma dello scorso luglio, ha bloccato le graduatorie, consentendo l’inserimento nelle graduatorie di tre province diverse da quella di appartenenza, ma solo in coda.

Sabato mattina è stata resa nota la pronuncia del TAR del Lazio che ha ordinato al MIUR di dare puntuale esecuzione, nel termine di 30 giorni dalla comunicazione della decisione (ordinanza 4581/2009, depositata venerdi 9 ottobre), all’ordinanza cautelare n. 2573/2009 del 13 luglio 2009, con la quale si impone al Ministero di inserire “a pettine” coloro che hanno chiesto la collocazione in graduatorie di altra provincia; ossia inserire i precari nella fascia d’appartenenza e con il punteggio acquisito e aggiornato nella graduatoria provinciale di attuale iscrizione.

Il licenziamento contestato tardivamente non è legittimo

Con sentenza nr. 21221 dello scorso 5 ottobre, la Corte Suprema di Cassazione, Sez. lavoro, ha “cassato” la sentenza emessa dalla Corte di Appello di Catanzaro e l’ha rinviata alla Corte d’Appello di Messina, con la quale si riteneva legittimo il licenziamento di un dipendente per fatti avvenuti però, due anni prima al licenziamento stesso.

Il caso ha riguardato un lavoratore (direttore delle poste) che, il 3.12.1997 era stato posto agli arresti domiciliari per presunto concorso nel reato di usura; successivamente, revocata la misura cautelare degli arresti, era stato rimesso in servizio ma, in data 01.04.1999, gli erano state mosse contestazioni disciplinari (che culminavano nel licenziamento) che avevano ad oggetto proprio il procedimento penale pendente.

Cassazione: della sicurezza dell’operaio improvvisato risponde il proprietario dell’immobile

Con sentenza del 21 settembre scorso, la Corte di Cassazione, quarta sezione penale ha stabilito che il proprietario di un immobile, che abbia affidato i lavori di ristrutturazione ad un semplice operaio, anziché ad una ditta specializzata è responsabile dell’eventuale infortunio dell’operaio stesso, se non prova di aver adottato tutte le misure di sicurezza idonee ad evitare infortuni.

Non tutti i comportamenti ostili del capo sono mobbing: la Cassazione spiega perché

Torniamo a parlare di mobbing, con una sentenza che, anche se un pò datata (del 17 febbraio 2009), rappresenta un punto fondamentale per tutti quei lavoratori che vogliono intraprendere una azione legale verso il proprio datore di lavoro per mobbing.

Già più volte la Cassazione ha affermato che, non tutti i comportamenti “ostili” del capo nei confronti di un lavoratore possono considerarsi mobbing; con la sentenza nr.3785/2009, non fa altro che ribadire questa tendenza, stilando una lista delle “regole da rispettare” per ottenere un risarcimento del danno per mobbing in ufficio.

Cassazione: può essere licenziato il lavoratore che divulga segreti aziendali

Con la sentenza nr. 18169 dello scorso 10 agosto, la Cassazione sezione lavoro, ha stabilito la legittimità del licenziamento in tronco di un lavoratore di una nota azienda italiana, per aver divulgato a terze persone segreti relativi alla produzione di confezioni per alimenti; licenziamento legittimo anche se il fatto non è previsto nel codice disciplinare aziendale.

Il caso ha riguardato un lavoratore che aveva divulgato informazioni circa le caratteristiche tecniche di contenitori per alimenti (prodotti dall’azienda per cui lavorava) a terze persone, favorendo così la creazione di una nuova attività in concorrenza con quella della ditta datore di lavoro.