Tar Lazio:è legittima l'esclusione dei precari della P.A. dai concorsi interni riservati al personale a tempo indeterminato

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Il Tar del Lazio, con sentenza nr. 23772/2010 ha dichiarato la legittimità del concorso pubblico interno a cui possono accedere solo i dipendenti assunti a tempo indeterminato

Il Tar del Lazio, con sentenza nr. 23772/2010 ha dichiarato la legittimità del concorso pubblico interno a cui possono accedere solo i dipendenti assunti a tempo indeterminato.

Il caso ha riguardato una precaria del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, che, chiedeva al Tribunale Amministrativo di dichiarare illegittimo il bando di concorso “con cui il Ministero per i Beni e le Attività
Culturali ha indetto una procedura di selezione del personale ministeriale per il passaggio dall’area B alla posizione economica C1 per il profilo professionale di Restauratore e Conservatore, nella parte in cui ha previsto tra i requisiti di ammissione “l’essere dipendenti a tempo indeterminato del Ministero”.

La lavoratrice ( che prestava la propria attività lavorativa alle dipendenze del Ministero dal 1999) era infatti stata esclusa dal bando poichè la stessa, al momento del concorso non risultava essere stabilizzata, nonostante le procedure per la stabilizzazione erano iniziate antecedentemente al concorso ma, conclusesi formalmente in data successiva all’indizione del bando.

Secondo la ricorrente sarebbe illegittimo il decreto di esclusione, in considerazione del fatto che la limitazione della partecipazione al concorso per il passaggio dall’area B all’are C1 ai soli lavoratori  a tempo indeterminato determinerebbe una ingiustificata discriminazione non fondata su ragioni logiche ovvero giuridiche.

Secondo la Corte invece, il bando è del tutto legittimo dato che, per “espressa indicazione del bando stesso, si esclude,  la partecipazione alla procedura di quei soggetti – quali la odierna ricorrente – che al tempo della scadenza per la presentazione della domanda non fossero dipendenti a tempo indeterminato”.

“Non v’è dubbio, infatti, che la posizione del lavoratore a tempo determinato non può essere equiparata a quella del lavoratore a tempo indeterminato in considerazione della diversa natura del rapporto e della differente posizione assunta dagli stessi nell’ambito della organizzazione funzionale del rapporto di servizio alle dipendenze della P. A.

La natura delle procedure selettive di stabilizzazione, del resto, è equipollente ad una vera e propria assunzione – senza espletamento di concorso pubblico – e, dunque, deve essere ricondotta ad una fattispecie di costituzione del rapporto lavorativo tra il singolo lavoratore e l’Amministrazione Pubblica datoriale.

Alcuna discriminazione, dunque, ha posto in essere l’Amministrazione nel limitare la partecipazione al concorso in oggetto al solo personale assunto a tempo indeterminato.

Né può sostenersi che il requisito in esame doveva ritenersi sussistente qualora posseduto al momento della presentazione della domanda ovvero al momento dell’avvio della procedura. Appare, infatti, evidente come tale interpretazione stravolga completamente l’assetto delineato dal bando importando, peraltro, effetti distorsivi anche sotto il profilo della spesa pubblica in contrasto con i principi di contenimento e razionalizzazione della spesa per il costo del lavoro pubblico”.

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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