Tribunale di Torino: risarcimento danni ridotto solo perchè il lavoratore è di origine albanese

Per il Tribunale di Torino il risarcimento danni va adeguato al potere di acquisto della moneta del paese d'origine:il lavoratore albanese vale dieci volte meno di quello italiano

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Secondo il Tribunale di Torino, “la vita di un operaio albanese vale dieci volte di meno di quella di un lavoratore italiano”; è questa in estrema sintesi la lettura della sentenza emessa appunto dal Tribunale chiamato a decidere su un risarcimento danni per morte di un lavoratore albanese.

La famiglia dell’operaio albanese, chiedeva il risarcimento dei danni alla ditta italiana presso la quale il malcapitato lavorava, ex art 2087 c.c. Secondo gli attori, l’operaio è precipitato dai ponteggi in costruzione a cui stava lavorando, a causa della mancata adozione da parte del datore di lavoro di misure di sicurezza adeguate.

Si chiedeva quindi un risarcimento di € 72.300 per ciascuno dei genitori del defunto ed in € 16.500 per ciascuno dei due fratelli superstiti, sulla base delle tabelle per la liquidazione del danno non patrimoniale in uso presso il Tribunale di Torino all’epoca del fatto.

Il Tribunale dopo aver riconosciuto un concorso di colpa del danneggiato nella produzione dell’infortunio, nella misura del 20%, facendo riferimento alla sentenza della Cassazione nr. 1637/00, ai sensi della quale “….nella determinazione equitativa della somma volta al risarcimento del danno morale subiettivo, debba tenersi conto della realtà socio-economica in cui vive il danneggiato…”., ha ridotto il valore del risarcimento del 10%.

Prosegue il Tribunale: la riduzione deve essere giustificata “della effettiva necessità di adattare il valore monetario espresso a titolo risarcitorio quale compensazione economica idonea a ristorare la sofferenza dei danneggiati in via equitativa , al reale potere di acquisto della moneta nel Paese estero in cui tale somma verrà spesa, ovvero l’Albania.

L’esigenza di riconoscere a tutti i danneggiati un risarcimento uguale non può infatti ritenersi soddisfatta dalla mera attribuzione di un uguale valore monetario che sia indipendente dal contesto economico in cui vive il singolo danneggiato, perché in tal modo si creerebbe un ingiustificato arricchimento in capo a coloro che vivano in Stati ad economia depressa con prezzi medi del costo della vita inferiori a quelli dell’Italia o di altri Paesi, come é notoriamente per l’Albania”.

Pertanto, spettano € 5.257,56 per ciascun fratello e  € 23.037,672 per ciascun genitore.

Beh se è vero che i giudici hanno applicato la legge, come è giusto che facciano, è anche vero che la legge può essere interpretata. Non credo sia giusto legare il valore della vita umana “al potere di acquisto della moneta di un Paese”. Proprio perchè ciò comporta indubbiamente una discriminazione basata semplicemente sul paese di provenienza.

Non credo sia questo lo spirito di uguaglianza che vige nel nostro paese e che è anche principio ispiratore della Comunità Europea.

Fonte: www.repubblica.it

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Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente redattrice di Lavoro e Diritti e impiegata nella PA.

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