Alcoa: raggiunto l'accordo

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Dopo sette mesi, lo scorso 18 maggio è stato raggiunto, presso il Ministero dello sviluppo economico, l’accordo per il piano industriale di Alcoa:sessanta milioni di investimenti nei prossimi tre anni.

Finalmente una buona notizia: dopo sette lunghissimi mesi di agitazioni, scioperi e proteste, lo scorso 18 maggio è stato raggiunto, presso il Ministero dello sviluppo economico, l’accordo per il piano industriale del colosso americano dell’alluminio, Alcoa. Marco Bentivogli (Fim Cisl) annuncia che il piano è stato firmato in modo unitario dalle segreterie nazionali e territoriali di Fim Fiom Uilm, e dalle Rsu.

Il piano prevede sessanta milioni di investimenti nei prossimi tre anni, riavvio di tutte le celle elettrolitiche ferme e nessun esubero strutturale.

Afferma la Fim che l’accordo “contiene i seguenti elementi qualificanti: il cambio di rotta dell’azienda che aveva annunciato l’intenzione di voler lasciare il nostro paese, un piano industriale che nel breve periodo consolida i due stabilimenti di Portovesme e Fusina, mira da subito a costruire prospettive di lungo periodo, e non determina esuberi garantendo gli assetti occupazionali, la ricerca di condizioni di competitività dei costi energetici attraverso una molteplicità di strumenti (tariffari e industriali), la sospensione temporanea (che inizialmente era definitiva) della produzione di alluminio primario  dello stabilimento di Fusina, garantendo le condizioni di manutenzione (con l’impiego di 30 lavoratori) e l’impegno ad una ricerca di sostenibilità di prospettiva che ne consenta il riavvio e la garanzia di un percorso di consolidamento dei contratti atipici e l’avvio di una procedura di mobilità esclusivamente per i lavoratori che volontariamente volessero optare per lo «scivolo» verso il pensionamento”.

Il segretario nazionale Mario Ghini della Uilm pone l’accento sull’importanza dell’accordo perchè l’accordo “ ribadisce la strategicità della produzione di alluminio in Italia attraverso interventi legislativi atti a garantire pari dignità con gli altri paesi Europei. Nello stesso tempo – afferma – viene, pure in una fase di difficoltà economica, salvaguardato l’aspetto occupazionale attraverso la garanzia degli attuali assetti per i siti di Fusina e Portovesme.

Ad ogni modo, ora l’accordo dovrà passare al vaglio dei lavoratori.

Fonte: www.corriere.it

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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    Da riflettere e ponderare sul tempo, 7 mesi di scioperi, manifestazioni, proteste per ottenere il riconoscimento del proprio diritto al lavoro!

    http://www.giovannivolpe.it

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    – Osservatorio Lavoro. Persone e società.

    • Hai proprio ragione Giovanni; purtroppo in Italia siamo arrivati ad una condizione per la quale è più facile far valere una ingiustizia o un sopruso e non un diritto…il paese delle contraddizioni….