Comunità Europea:si fa dura la lotta allo sfruttamento di manodopera clandestina (caporalato), ora anche le persone giuridiche ne possono rispondere

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La direttiva europea 2009/52/CE emanata lo scorso 18 giugno 2009, rappresenta un forte cambiamento nella lotta a quello che è l'ignobile sfruttamento della manodopera clandestina degli immigrati ed ha un valore eccezionale nel campo della lotta a quei fenomeni a volte taciuti e nascosti, altre volte semplicemente non considerati, quali il famigerato “Caporalato”

La direttiva europea 2009/52/CE emanata lo scorso 18 giugno 2009, rappresenta un forte cambiamento nella lotta a quello che è l’ignobile sfruttamento della manodopera clandestina degli immigrati.

Tale direttiva risponde all’esigenza avvertita in seno ai paesi Europei, di rafforzare la cooperazione fra gli Stati membri nella lotta contro l’immigrazione illegale e di intensificare le misure contro il lavoro illegale.

Il perno della normativa è rappresentato dal divieto generale di assunzione dei cittadini di paesi terzi non autorizzati a soggiornare nell’Unione europea (illegali) accompagnato da sanzioni nei confronti dei datori di lavoro che lo violano. Il fine rimane quello di contrastare l’immigrazione illegale.

Oltre alle sanzioni finanziare, (quali il pagamento dei costi di rimpatrio dei cittadini di paesi terzi assunti illegalmente, nei casi in cui siano effettuate procedure di rimpatrio), il datore di lavoro che viola tale divieto è tenuto al pagamento degli arretrati ai cittadini di paesi terzi assunti illegalmente.

Non solo, è prevista l’esclusione dal beneficio di alcune o di tutte le prestazioni, sovvenzioni o aiuti pubblici, compresi i fondi dell’Unione europea gestiti dagli Stati membri, per un periodo fino a cinque anni o l’esclusione dalla partecipazione ad appalti pubblici o la chiusura temporanea o permanente degli stabilimenti in cui ha avuto luogo la violazione, etc

La violazione del divieto di assunzione illegale di manodopera clandestina è considerato reato se:

  • la violazione prosegue oppure è reiterata in modo persistente;
  • la violazione riguarda l’impiego simultaneo di un numero significativo di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare;
  • la violazione è accompagnata da condizioni lavorative di particolare sfruttamento;
  • la violazione è commessa da un datore di lavoro che ricorre al lavoro o ai servizi del un cittadino di un paese terzo il cui soggiorno è irregolare nella consapevolezza che lo stesso è vittima della tratta di esseri umani;
  • la violazione riguarda l’assunzione illegale di un minore.

Anche le persone giuridiche possono essere considerate responsabili dei reati di cui alla presente direttiva, in quanto molti dei datori di lavoro sono persone giuridiche. Affinchè cio sia possibile è necessario che il reato sia stato commesso di un soggetto che sia organo della persona giuridica, ne abbia il potere di rappresentansa, di controllo e decisionale.

Inoltre, si stabilisce che il clandestino può presentare denuncia, sia direttamente sia tramite terzi , come sindacati o altre associazioni, al fine di vedersi riconosciuti i pagamenti e i contributi che gli sarebbero stati dovuti da lavoratore regolare (retribuzioni arretrate, i contributi previdenziali, le imposte dovute e, se del caso, tutti i costi derivanti dal trasferimento delle retribuzioni arretrate al paese in cui il cittadino di un paese terzo assunto illegalmente ha fatto ritorno o è stato rimpatriato).

Questa direttiva costituisce un chiaro esempio di rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo e dei principi sanciti dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali e dalla Carta dei diritti fondamentalidell’Unione europea ed, ha un valore eccezionale nel campo della lotta a quei fenomeni a volte taciuti e nascosti, altre volte semplicemente non considerati, quali il famigerato “Caporalato”.

Molti, come me, avranno già sentito parlare del Caporalto; fenomeno molto diffuso nella nostra Italia, (soprattuttio al Sud) ove si ricorre a manodopera clandestina, sottopagata (o addirittura non pagata), sfruttata dodici ore al giorno e tenuta in condizioni di vita pietose per i lavori nei campi: si tratta di una vera e propria forma di riduzione in schiavitù.

Come accade spesso nel nostro Paese, che si vanta di essere democratico e civile, tali fenomenoni, seppur conosciuti vengono ignorati; come se il non affrontare il problema possa esserne la soluzione; o come se non parlarne, insabbiare i tristi avvenimenti di cornaca, possa far tacere l’indignazione della brava gente che sa, ma che non ha il potere di arginare un vero e proprio fenomeno delinqueziale di natura interna e transazionale, spesso associato alla criminalità organizzata.

I nuovi “schiavi” sono africani ma, soprattutto polacchi e rumeni che giungono nelle terre del mezzogiorno con la speranza di una vita migliore, disposti a lavorare duramente nei terreni in cambio di un po’ di soldi e di dignità.; sono costretti a lavorare nella raccolta di pomodori o di altri frutti dall’alba al tramonto, con la promessa (sempre vana) di un compeso da miseria; sono obbligati a vivere in casolari di campagna che diventano veri e propri “campi di lavoro”, ammassati in 20-30 in una stanza, senza acqua né servizi igienici.

Controllati con la violenza e con le armi, molto spesso drogati di anfetamine per farli essere più “produttivi”, queste vittime sono totalmente incapaci di reagire e, chi ci prova viene brutalmente malmenato; molti di loro addirittura “scomparsi nel nulla”.

Nonostante tutto ciò, l’emanazione di questa direttiva è passata del tutto inosservata.

Speriamo comunque che questa direttiva apre la via ad una legislazione nazionale ferrea contro lo sfruttamento di immigrazione clandestina; non si può far sempre finta di niente solo perchè le vittime di questo sfruttamento umano non sono italiane o perchè questo fenomeno è fortemente presente solo in alcune regioni del nostro “Bel Paese”.
Occorre che tutti ci indignamo per questo stato di cose perchè, solo indignandoci per qualsiasi sopruso, violenza e ingiustizia, riusciremo a preservare la nostrà dignità e la nostrà libertà e, solo così,uno Stato che dice di essere democratico e libero potrà esserlo anche nei fatti.

Per chi volesse capire qualcosa di più sul fenomeno del caporalato vi consiglio di leggere “Uomini e caporali” scritto dal giornalista Alessandro Leogrande: una lucido e veritiero viaggio tra i nuovi schiavi del nostro Paese.

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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