Licenziamenti Omsa, la protesta viaggia in rete

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Licenziamenti Omsa, dalla rete l'invito a boicottare le calze "omsa" e i prodotti Golden Lady.

E’ successo quello che tutti temevano ed è successo nel peggiore dei modi: a pochi giorni dal nuovo anno, la Golden Lady, ha deciso di licenziare le 239 operaie della Omsa di Faenza, inviando semplicemente un fax.

La Omsa, come tutti saprete, è leader nella produzione di calze e collant e fa parte del gruppo italianissimo, Golden Lady con sede a Castiglione delle Stiviere, Mantova che detiene oltre al marchio Omsa anche i marchi Philippe Matignon, Sisi, Saltallegro, Serenella, Hue, Arwa, NewLegs.

Il problema nasce con la decisione dell’azienda di delocalizzare la produzione in Serbia dove, ovviamente al minor costo della produzione si affiancano ulteriori benefit e aiuti di stato impossibili da ricevere nei paesi comunitari.

Così, è iniziata nel 2009, la cassa integrazione delle lavoratrici Italiane che, hanno mostrato subito il pugno con numerose iniziative: ricorderete le apparizioni in tv, tra cui ad “anno zero” nell’ottobre 2010 o, la produzione del video-documentario “licenziata”, un progetto fatto in collaborazione tra le donne Omsa, Cgil-Cisl-Uil,  il Teatro Due Mondi e la Cooperativa Sunset, per parlare della perdita del lavoro, e soprattutto della decisione da parte della proprietà Golden Lady di chiudere lo stabilimento storico di collant Omsa di Faenza. Partiva anche l’appello in rete con la creazione della pagina facebook “boicotta omsa”.

Le operaie faentine non sono le uniche protagoniste di questa storia allucinante; purtroppo ci sono anche le 380 operaio dello stabilimento Golden Lady di Gissi (CH) che dallo scorso novembre ha chiuso definitivamente i battenti.

Lo scorso 23 dicembre, si era tenuto al MISE un tavolo con istituzioni e sindacati proprio sulle sorti dello stabilimento italiano. Incontro conclusosi con il nulla e aggiornato al prossimo 12 gennaio 2012 .

Samuela Meci e Renzo Fabbri della Filctem-Cgil hanno commentato che “Si è trattato di un incontro che non ha portato nessuna notizia concreta sul fronte della riconversione” e che “Il sindacato aveva ribadito all’azienda che doveva impegnarsi a mantenere il sito produttivo aperto fino a che la riconversione non fosse certa e concreta e pertanto si erano già calendarizzati incontri per verificare la veridicità e la concretezza del progetto tanto decantato dalla Wollo e dalla Golden Lady”.

I sindacati, sconcertati da un tale comportamento in un comunicato congiunto hanno definito il licenziamento come “un atto arrogante e provocatorio”. Samuela Meci, leader della protesta delle operaie Omsa e rsu della CGIL ha scritto una lettera al Ministro Passera, chiedendo interessamento per “questa gravosa vicenda che non deve diventare un simbolo di come si può chiudere un’azienda in Italia”.

Lo scorso 3 dicembre, la rete torna a farsi sentire in sostegno alle lavoratrici Omsa con la creazione dell’evento “mai più Omsa” che invita a boicottare tutti i prodotti Omsa e Golden Lady che al momento, ha già raggiunto oltre 37.600 partecipanti. Sulla bacheca facebook della Omsa si moltiplicano i commenti negativi.

Poca cosa, se si pensa a tutte le persone lasciate a casa. Lavoro e diritti è solidale con la lotta delle lavoratrici Omsa. Una lotta per il lavoro, la dignità, e perchè, basta, sacrificare famiglie italiane per scopi di profitto aziendale. Il governo intervenga con urgenza e faccia sentire la sua voce! Per quanto riguarda noi tutti, una cosa possiamo fare “boicottare Omsa”! Chi sa che la voce dei consumatori riuscirà a far riflettere le dirigenze aziendali!

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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