Manovra: anche gli oncologi dicono no alla manovra "lacrime e sangue"

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L’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) si scaglia contro la manovra che abbasserà la qualità di cura per i malati oncologici italiani.

Si aggiungono i medici oncologi al coro di no nei confronti del  d.l.78/2010, meglio conosciuto come “manovra economica”. L’allarme è stato lanciato lo scorso 6 giugno dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) al Congresso mondiale di oncologia ASCO, in corso a Chicago fino all’8 giugno: “La manovra finanziaria abbasserà la qualità di cura per i malati oncologici italiani. Non solo: le strutture già pesantemente in sofferenza, soprattutto al sud, correranno il rischio di chiudere e cresceranno i “viaggi della speranza”.

La prima criticità della manovra è il taglio trasversale del personale. Il presidente dell’AIOM, prof. Carmelo Iacono afferma infatti che: “Dai dati del nostro ‘libro bianco’ sappiamo che oggi la media dei reparti è di circa 6 medici oncologi strutturati e 13 infermieri professionali. Ma esistono situazioni ben peggiori, dove un’ulteriore riduzione si tradurrebbe inevitabilmente in un blocco delle attività“.

“Questo mette a rischio anche l’importante investimento compiuto negli anni scorsi nel parco tecnologico nazionale: risonanza magnetica (RM), tomografia (Pet) e scintigrafia sono rispettivamente presenti nel 90%, 32% e 61% delle strutture di oncologia medica italiane. È illogico acquisire ulteriori nuovi macchinari in carenza di organici ma serve, quanto meno, far funzionare al massimo quelli che già abbiamo”.

Ma il nostro ruolo, continua il professore “è offrire soluzioni e la risposta è creare un sistema di rete, in modo che un centro possa supplire alle eventuali carenze dell’altro. Il vero risparmio in oncologia si ottiene lavorando sull’organizzazione: riducendo la sola migrazione sanitaria, otterremo un risparmio minimo del 10%. Una quota che potrebbe essere reinvestita sul territorio”.

“L’AIOM sottolinea inoltre l’importanza della personalizzazione della cura, è indispensabile utilizzare il farmaco giusto per il paziente giusto. E risparmiare: “La caratterizzazione biologica dei tumori è essenziale e richiede laboratori specializzati, figure dedicate e un lavoro comune di formazione per ridurre sempre più gli errori diagnostici – spiega il prof. Marco Venturini, presidente eletto dell’Associazione -.

Sarebbe davvero miope tagliare questi costi che si traducono in un evidente risparmio di spesa nel medio periodo, evitando di utilizzare farmaci estremamente costosi per pazienti che non ne trarrebbero alcun beneficio. E, sempre sul fronte dell’appropriatezza, attenzione ai farmaci biosimilari: queste molecole, ‘copia’ di medicinali biologici ‘griffati’, possono offrire un’alternativa più economica ma solo a patto che vi sia una sana competizione basata sull’efficacia e la sicurezza. Il prezzo non può essere un criterio per decidere quale molecola utilizzare”.

Beh, è vero che la crisi c’è, ma il governo fa un grosso errore nel tagliare indiscriminatamente tutti i settori. Bisognerebbe fare una scelta ponderata e, soprattutto (non mi stancherò di ripeterlo), bisognerebbe cominciare a tagliare proprio i costi della politica! Non si possono chiedere sacrifici agli italiani, alla ricerca, alla magistratura, alle scuole, alla sanità, se prima i nostri cari politici non decidono di tagliare i loro stipendi che, fino a prova contraria, non sono stati minimamente intaccati.

O forse hanno paura di vivere con qualche migliaio di euro in meno al mese? Complimenti! Lo vadano a dire agli italiani che con mille euro ci devono vivere un mese….

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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