Manovra: ANM verso lo sciopero, per Alfano è uno sciopero politico

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L’ANM è in stato di agitazione e ha indetto uno sciopero della categoria contro i provvedimenti contenuti nella manovra economica

Gli ennesimi “scontenti” della manovra economica varata dal governo sono i magistrati. L’ANM è in stato di agitazione e ha indetto uno sciopero della categoria. Nella giornata odierna, ci sarà la riunione del Comitato direttivo centrale nella quale la Giunta esecutiva centrale proporrà “la proclamazione di uno sciopero e l’avvio di ulteriori iniziative di protesta che testimonino il grave stato di crisi della giustizia e l’opera di supplenza che magistrati e personale amministrativo sono costretti quotidianamente a svolgere”.

Nel documento che proclama lo stato di agitazione si legge: “La manovra economica del Governo contiene misure inaccettabili per i magistrati e per il funzionamento del sistema giudiziario.Le retribuzioni dei magistrati vengono colpite tre volte, con il blocco dei meccanismi di progressione economica, con il blocco dell’adeguamento alla dinamica dei contratti pubblici e, addirittura, con un prelievo forzoso sugli stipendi. Si tratta di interventi incostituzionali e palesemente punitivi nei confronti dei magistrati.

Va ricordato che la nostra progressione economica non è un automatismo, ma è vincolata a periodiche valutazioni di professionalità, e che l’adeguamento triennale rappresenta solo una modalità di allineamento, per giunta ex post, della retribuzione dei magistrati alla media degli aumenti già conseguiti dal personale pubblico contrattualizzato, peraltro con l’esclusione dal calcolo di significative voci retributive dei dirigenti pubblici (che sono quelle, sia detto per inciso, che hanno maggiormente determinato l’aumento della spesa del settore negli ultimi anni).

Sul punto la Corte Costituzionale ha ribadito che tale meccanismo rappresenta l’attuazione del precetto costituzionale dell’indipendenza dei magistrati (sent. n. 42 del 1993), che va salvaguardato anche sotto il profilo economico (sent. n. 1 del 1978), evitando, tra l’altro, che siano costretti a periodiche rivendicazioni nei confronti di altri poteri (sentenza n. 238 del 1990).  Un intervento di questa natura incide, quindi, profondamente sullo status giuridico dei magistrati e sulla loro collocazione istituzionale di autonomia e indipendenza.

E’ del tutto evidente, infine, l’incostituzionalità della disposizione con la quale si opera una decurtazione secca del trattamento economico, per la palese violazione dei principi di eguaglianza e di progressività del sistema fiscale che deriva dalla introduzione di una imposta fissa a carico esclusivamente dei dipendenti pubblici.

Queste misure, peraltro, si inseriscono in un clima di costante aggressione da parte di esponenti politici e istituzionali nei confronti della magistratura, accompagnata da una campagna mediatica di delegittimazione dei magistrati, dipinti come fannulloni strapagati e politicizzati, e da interventi legislativi dichiaratamente finalizzati ad impedire lo svolgimento delle indagini e dei processi. In una situazione di drammatica crisi di funzionamento della giustizia, la manovra colpisce pesantemente il sistema giudiziario.

Il personale amministrativo, da anni in attesa di una necessaria riqualificazione, viene ancora mortificato e svilito, con il blocco dei contratti, la proroga del divieto di nuove assunzioni, e una ulteriore riduzione del 10% degli stanziamenti per il funzionamento degli uffici. I magistrati hanno il dovere di denunciare i rischi per la indipendenza della magistratura e per la funzionalità del servizio giudiziario derivanti da una manovra iniqua, sperequata e incostituzionale”.

Per il guardasigilli si tratta di uno sciopero politico: “Lo sciopero dei magistrati è uno sciopero politico, il governo chiede ai magistrati un sacrificio così come lo chiede alle altre componenti del Paese”; tranne poi affermare in una intervista al Tg2 da Lussemburgo che “Ai giovani magistrati si chiede un costo individuale troppo alto a fronte di un gettito complessivo abbastanza basso per il Paese, quindi mi impegnerò per risolvere nel percorso di conversione questo aspetto del problema”.

Già sacrifici ai magistrati, come se non ne facessero abbastanza: lavorare in continuo sotto organico con Procure che restano aperta solo per la volontà di un Procuratore capo; essere aggrediti tutti i giorni dagli esponenti del governo come giudici politicizzati, toghe rosse, che sembra quasi che l’unico scopo della loro vita è la lotta a Silvio Berlusconi. Trovarsi minacciati da potenti cosche mafiose perchè stanno cercando di portare un pò di verità in questa Italia troppo pieni di segreti e misteri.

Per non parlare della scure delle intercettazioni che se, verrà approvata, provocherà solo un fortissimo indebolimento alla lotta alle criminalità e, l’impunità per le varie cricche, i vari mafiosi etc etc

Pittusto ci se la prenda con i grandi patrimoni, le grandi rendite, si taglino i laudi stipendi dei politici che mi sembra siano stati intaccati minimamente e, si lasci lavorare la magistratura, cercando di rispettare la sua indipendenza, così come previsto nella nostra Costituzione.

Fonte: www.associazionemagistrati.it

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Sull'Autore

Consulente del Lavoro iscritto all'albo provinciale di Campobasso, fondatore e redattore di Lavoro e Diritti. D.U. in Economia e Amministrazione delle Imprese presso l'Università degli Studi di Teramo. Specializzando in Sicurezza sul Lavoro. Esperto Web.

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