Manovra bis: licenziamento più facile con gli accordi aziendali, in deroga all'articolo 18

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Il Senato approva l'emendamento che consente alla contrattazione aziendale di derogare alle leggi nazionali e ai contratti collettivi in tema di lavoro.

La commissione bilancio del senato ha approvato un emendamento della maggioranza all’art. 8 della manovra bis, relativo alla contrattazione collettiva di prossimità (aziendale o territoriale). Secondo l’emendamento, le intese raggiunte attraverso la contrattazione aziendale, potranno derogare non solo alle regolamentazioni contenute nei contratti collettivi nazionali di lavoro, ma anche a tutte le norme di legge nazionali in materia di lavoro. L’emendamento, infatti, dispone dopo il comma 2 è inserito il seguente:

«2-bis. Fermo restando il rispetto della Costituzione, nonché i vincoli derivanti dalle normative comunitarie e dalle convenzioni internazionali sul lavoro, le specifiche intese di cui al comma 1 operano anche in deroga alle disposizioni di legge che disciplinano le materie richiamate dal comma 2 ed alle relative regolamentazioni contenute nei contratti collettivi nazionali di lavoro e beneficiano della applicazione della imposta sostitutiva del 10 per cento sulle componenti accessorie della retribuzione ai sensi della normativa vigente».

Come ricorderete, il comma 2 dell’art. 8  elenca le materie inerenti l’organizzazione del lavoro che, le intese possono regolare; con l’emendamento si afferma chiaramente che anche le disposizioni che regolano tali materie possono essere derogate dalla contrattazione aziendale.

Non è uno scherzo, se solo si legge l’elencazione  del comma 2: mansioni del lavoratore, classificazione e inquadramento del personale, contratti a termine, disciplina dell’orario di lavoro e, soprattutto le conseguenze del recesso dal rapporto di lavoro.

In pratica, così facendo, si potrà derogare a tutto, comprese alle norme sul licenziamento e, quindi, all’art. 18 dello statuto dei lavoratori!

Una buona notizia c’è: è stato approvato anche un altro emendamento, a tutela delle neomamme con la sostituzione di  una parte del comma 2 art 8, laddove escludeva che le intese aziendali potessero riguardale “il licenziamento  della lavoratrice in  concomitanza del matrimonio”.

L’emendamento, stabilisce quanto segue:

Al comma 2, le parole: «e il licenziamento della lavoratrice in concomitanza di matrimonio» sono sostituite dalle seguenti: «, il licenziamento della lavoratrice in concomitanza del matrimonio, il licenziamento della lavoratrice dall’inizio del periodo di gravidanza fino al temine dei periodi di interdizione al lavoro, nonché fino ad un anno di età del bambino, il licenziamento causato dalla domanda o dalla fruizione del congedo parentale e per la malattia del bambino da parte della lavoratrice o del lavoratore ed il licenziamento in caso di adozione o affidamento».

Giusto, su tali materie non si potrà derogare a niente! Staremo dunque a vedere cosa succederà al termine dell’iter di approvazione della manovra; anche se tali presupposti no fanno pensare a nulla di buono!

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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  • margherita

    quando si parla di licenziamenti facili s i riferisce anche al settore e privato?

    • Si, la legge è riferita proprio alle aziende con più di 15 dipendenti nel settore privato

    • Massima Di Paolo

      ciao Margherita, purtroppo si. anzi aggiungerei soprattutto al settore privato. fino ad ora questo articolo della manovra non aveva suscitato molto clamore (tranne per qualche eccezione), credo che d'ora in poi molti avranno da ridire. E' un attacco non solo all'art.18 ma alle fondamenta del nostro diritto del lavoro.

  • incazzato nero

    Mi viene da ridere per non sparare a qualcuno.
    In questo emendamento riuscite a vedere anche qualcosa di buono: non si licenzia la lavoratrice in prossimità del matrimonio o durante la gravidanza; " LA SI RIMANDA ! "
    Voglio vedere quando ci renderemo conto di di essere una massa di ebeti ed idioti.

    • Capisco la tua incazzatura, ma addirittura sparare a qualcuno… noi ci limitiamo a riportare i fatti, spesso aggiungiamo la nostra, ma non siamo ne sindacalisti, ne politici.

  • michele

    E' la norma che, salvo miracoli giurisprudenziali, mette la tomba sul diritto del lavoro italiano, che diviene praticamente derogabile in quasi tutte le sue parti, escluse quelle costituzionali, provenienti da fonti internazionali (comunitarie o trattati), e quella relative alle norme sulla discriminazione. A meno che dal contenzioso non derivi una sostanziosa sforbiciata alla portata di questa norma (cosa, fortunatamente, non così improbabile), direi che il diritto del lavoro italiano va praticamente allineandosi a quello anglosassone, che per lo più prevede la tutela del lavoratore solo relativamente alle discriminazioni ed alla sicurezza e salute sul posto di lavoro. Il rapporto di lavoro è rimesso quasi interamente alla disciplina dei contratti aziendali, addirittura ora alle associazioni sindacali più rappresentative non a livello nazionale, bensì territoriale, oltre alla mancata esclusione della costituzione di associazioni ad hoc. E' una botta terrificante e il segno del cambiamento dei tempi è dato dal fatto che ad inizio anni 2000, quando era stata paventata una modifica dell'art. 18, accadde un finimondo. Oggi, per una norma che ha portata potenzialmente molto più vasta, c'è stata solo qualche obiezione di Bersani, peraltro neanche troppo pubblicizzata, e l'opposizione della CGIL. CISL e UIL felici e contenti e vabbè.

    • Su questo ti do pienamente ragione, a questo punto lo sciopero di domani ci stà tutto, la Camusso è stata quasi profeta in questo!!

    • Massima Di Paolo

      Michele, questa volta non posso che darti pienamente ragione in tutto ciò che hai scritto, purtroppo.

  • ranakid

    A questo punto, tanto per tagliare un po' di costi personali, suggerisco di cominciare a togliere l'iscrizione ai sindacati. Servono ancora ai lavoratori dipendenti?

    • non male come idea…

      • ranakid

        Dato che vogliono intenzionalmente farci preoccupare, non dobbiamo preoccuparci proprio! Anche perchè non teniamo rimedio. Le preoccupazioni sono fonti d'ansia e con questa non si va avanti. Se abbiamo problemi, non rendiamo e così poi ci licenziano perchè il problema è nostro mentre per Loro non ci sono mai problemi.
        Anche se siamo poveri, proviamo a fingere almeno una certa "classe" manageriale.
        Cosa ne pensi?

  • carla binci

    sto pensando che – giustamente – date molto risalto al salvataggio effettuato con il comma 2 dell'art.8 ( casi dove in pratica non è possibile derogare alla legge ) : ci rendiamo conto che si tratta delle sole ipotesi di licenziamento nullo?
    "le specifiche intese" che regoleranno situazioni tipo il comporto per malattia , ad esempio, saranno ancora più labili delle attuali tutele per i lavoratori in malattia?
    personalmente sono molto preoccupata…

  • ranakid

    Dato che vogliono intenzionalmente farci preoccupare, dobbiamo cercare di non preoccuparci proprio! Anche perchè non abbiamo rimedio. Le preoccupazioni sono fonti d'ansia e con questa non si va avanti. Se abbiamo problemi, non rendiamo al lavoro, così poi ci licenziano perchè il problema è nostro mentre Loro non hanno mai problemi.
    Saremo anche poveri ma proviamo ad imitare un po' di "classe" manageriale.