Manovra: pagamento del contributo unificato anche per le cause di lavoro

La Manovra finanziaria 2011 introduce il pagamento del contributo unificato per le cause di lavoro.

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Il senato ha approvato lo scorso 14 luglio, il decreto sulla manovra correttiva, che oggi passerà alla Camera per essere definitivamente convertito in legge. Una manovra che, strada facendo è diventata più pesante. Dopo le modifiche, l’ammontare della manovra sarà di 70 miliardi nel 2014.

Più in la ci occuperemo dei tagli indiscriminati sulle agevolazioni fiscali introdotte nel testo, che riguardano scuola, famiglie, detrazioni per i figli a carico, bonus per la ristrutturazione della casa, spese per la sanità,i redditi da lavoro dipendente, asili, studenti universitari etc.

Quello che non tutti sanno probabilmente e che, sin dall’origine la finanziaria prevedeva il pagamento del contributo unificato anche per le cause di lavoro.

Fino ad ora, le controversie instaurate dinanzi al giudice del lavoro erano esenti (fino al secondo grado di giudizio) dal pagamento del contributo unificato.

Che cos’è il contributo unificato?

Previsto dall’art. 9 del TU in materia di spese di giustizia D.P.R. 115/2002, il contributo unificato è una tassa che si paga al momento di iscrivere la causa al ruolo; ossia quando si deposita il primo atto in cancelleria. Il suo importo varia in relazione al valore e al tipo di causa. L’importo si determina in base a tabelle previste per legge.

L’art 37 co 6 della Manovra, denominato “Disposizioni per l’efficienza del sistema giudiziario e la celere definizione delle controversie” va a modificare il testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di
spese giustizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115.

In particolare introduce il comma 1-bis all’art. 9 del TU, stabilendo che:

Nei processi per controversie di previdenza ed assistenza obbligatorie, nonché per quelle individuali di lavoro o concernenti rapporti di pubblico impiego le parti che sono titolari di un reddito imponibile ai fini dell’imposta personale sul reddito, risultante dall’ultima dichiarazione, superiore a 21.256,32 €,sono soggette, rispettivamente, al contributo unificato di iscrizione a ruolo nella misura di cui all’articolo 13, comma 1, lettera a) T.U , e comma 3, salvo che per i processi dinanzi alla Corte di cassazione in cui il contributo è dovuto nella misura di cui all’articolo 13, comma 1.»

Insomma, fino ad ora le cause di lavoro erano esenti perchè basate sul presupposto che, il lavoratore è la parte debole del rapporto di lavoro e, la mancanza del pagamento del contributo era vista come un incentivo per la tutela dei diritti del lavoratore che, nella quotidianità hanno assunto spesso il nome di “licenziamento” e “pagamento degli stipendi arretrati”.

Ora, se teoricamente non cambia nulla, praticamente molti lavoratori, soprattutto se precari e con poche risorse economiche, potrebbero non trovare più tanto conveniente citare in giudizio il proprio datore, in considerazione proprio del pagamento di questo contributo.

Come dire: “ cornuto e mazziato”…

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente redattrice di Lavoro e Diritti e impiegata nella PA.

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