Indagine ANMIL sulle donne vittime di infortuni sul lavoro

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Lo studio dell’ANMIL, “Tesori da scoprire: la condizione della donna infortunata nella società, una indagine sulle donne vittime di infortuni sul lavoro”.

L’ANMIL, Associazione nazionale mutilati e invalidi del lavoro, ha pubblicato lo scorso 17 febbraio lo studio “Tesori da scoprire: la condizione della donna infortunata nella società, una indagine sulle donne vittime di infortuni sul lavoro”.

Lo studio, patrocinato dal Senato della Repubblica, ha preso come campione 200 donne a cui è stato sottoposto un questionario per capire appunto, la condizione della donna nella società dopo aver subito un infortunio sul lavoro. Veniamo dunque ai dati raccolti.

Il 42,5% delle donne del campione soffre ancora di ansia e/o angoscia o incubi conseguenti all’infortunio: si rileva una tendenza maggiore per le donne sotto i 50 anni (59%) che decresce al salire dell’età. A questo disagio, si affianca e correla la necessità di un supporto psicologico. Infatti, dai dati emerge che il 16,5% del campione intervistato, reputa importante un sostegno psicologico.

La necessità di un supporto psicologico non è molto differente per gli uomini (15%), ma è molto correlato al crescere dell’età; le giovani donne (fino a 50 anni) dichiarano al 36% di averne bisogno. Le cause sono da attribuire sia ad un approccio culturale al sostegno psicologico sia al fatto che le donne meno giovani hanno generalmente “assorbito” e a volte superato l’aspetto psichico.

Il 51,5% delle donne intervistate ritiene indispensabile un aiuto fisso di una badante o una domestica; un dato che sale soprattutto al Sud (66%). Tale denuncia, secondo il rapporto,  si collega alla mancanza di strutture per aiuti nel Sud e alla difficoltà anche culturale di disporre di una badante o domestica spesso delegata al nucleo familiare allargato.

Il 57% circa delle donne non ha mantenuto il rapporto con amici e colleghi dopo l’infortunio questo dato aumenta fino al 63,5% per le donne che hanno subito l’infortunio dopo il 2000. “Preoccupa la tendenza delle donne infortunate alla chiusura e all’isolamento che rimane un pericolo da evitare. Conforta che il 46% dichiara di aver fatto nuove amicizie e la capacità relazionale aumenta per le donne con meno di 50 anni capaci di reagire anche attraverso la costruzione di nuove relazioni amicali”.

La necessità di avere nuove amicizie è dichiarata dal 12%, esattamente la metà di quanto dichiarato dal genere maschile che sente maggiormente la mancanza di amicizie necessarie per il superamento del trauma.Il 42% di coloro che non frequentano più amici e colleghi dopo l’infortunio reagiscono acquisendo nuove amicizie.

Dal punto di vista lavorativo, il 31,5% delle donne che ha mantenuto lo stesso posto di lavoro dopo l’infortunio, ha cambiato ruolo o attività, il dato aumenta per le donne residenti al centro Italia (circa il 45%).

Purtroppo, il 23,5% afferma di aver perso il lavoro dopo l’infortunio perché spinta a licenziarsi. Questo dato, si legge nello studio” risulta drammatico e conferma la persistenza di un comportamento illecito da parte di alcuni datori di lavoro che rifiutano di considerare la donna infortunata come risorsa anzi si adoperano per liberarsi del loro “peso”.

Una tendenza questa, che sale in merito alla distribuzione per fascia di età, dove, il 56% delle donne sotto i 50 anni ha perso il lavoro perché spinta a licenziarsi”.

La percentuale di donne che cerca lavoro risulta il 46% su coloro che hanno dichiarato uno stato di non occupazione e rappresentano il 100% di quelle che hanno dichiarato uno stato attuale di disoccupazione.

Migliore appare l’integrazione all’interno del luogo di lavoro per coloro che hanno continuato a lavorare. In questi casi, le donne sono bene inserite ed hanno stabilito una rete stabile di relazioni con colleghi e datori di lavoro.

L’integrazione è buona sia per ciò che concerne l’adeguatezza del posto di lavoro alla disabilità, dove 84,6% dei casi non ha riscontrato problemi, sia per quel che riguarda la sfera relazionale con colleghi e datori di lavoro dove rispettivamente l’82,7% e l’88,5% delle donne riferisce di non trovare alcuna difficoltà.

L’utilizzo del computer appare un dato fondamentale, soprattutto se inteso come mezzo di comunicazione attraverso i social network dove c’è anche la possibilità di esistere in anonimato fisico: è infatti  ritenuto importante per il 62,5% delle donne; percentuale che sale, allo scendere dell’età dell’infortunata, fino ad arrivare al 100% nella fascia fino a 50 anni.

Nonostante ciò, solo il 41,5% afferma di possedere il computer confermando la tendenza in aumento con la diminuzione dell’età. Le donne sotto i 50 anni invalide utilizzano il computer nel 95% dei casi.

Il Presidente Grasso, ha sottolineato il valore dell’indagine realizzata puntando l’attenzione sulla figura della donna nei suoi molteplici ruoli di lavoratrice, casalinga e madre, figura ben messa in evidenza nel Rapporto dal quale è emersa una grande quantità di dati interessanti ma preoccupanti. “Ogni anno le lavoratrici italiane colpite da infortuni sul lavoro e malattie professionali sono 235.000 – ha dichiarato Grasso – e oltre la metà di queste donne non può tornare a svolgere mansioni domestiche dopo l’infortunio mentre un quarto delle intervistate è stato costretto a licenziarsi. Dati allarmanti che devono far riflettere e far comprendere a tutti l’importanza dell’informazione e della formazione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Prevenzione, sicurezza e qualità della vita sono le parole chiave per un miglioramento in tal senso”.

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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