Alcoa: l'azienda resta in Italia e lancia un piano di investimenti per 60 milioni di euro

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Più che positivo l’esito dell’incontro svoltosi ieri sera a Palazzo Chigi tra i vertici dell’Alcoa, i rappresentanti del Governo (il sottosegretario della Presidenza, Gianni Letta, e i ministri del Lavoro, Maurizio Sacconi, e dell’Innovazione, Renato Brunetta) della Regione (l’assessore del Lavoro, Franco Manca) e delle organizzazioni sindacali.

Alcoa resta in Italia, con un piano industriale ben preciso: investimenti per 60 milioni di euro di cui, 40 per lo stabilimento di Portovesme in tre anni e, la garanzia di mantenimento di tutti i livelli occupazionali. Per lo stabilimento di Fusina, il futuro è ancora molto incerto poichè Alcoa intende fermare la produzione di alluminio primario, anche se, assicura l’azienda, questo non avrà ripercussioni sui posti di lavoro, perchè “30 addetti resteranno attivi nel settore, altri saranno assorbiti nel settore laminatoio e altri ancora accompagnati al pensionamento”.

E’ proprio la situazione dello stabilimento veneto che non convince la Fiom, unica delle sigle sindacali a uscire insoddisfatta dall’incontro: per Cremaschi “il governo è venuto meno all’impegno di far avere energia a tutto il gruppo Alcoa a condizioni e prezzi competitivi: questo succede solo per lo stabilimento sardo, mentre a Venezia ci sarà la chiusura di mezzo stabilimento” e dunque “l’occupazione non è salva, perchè si chiude un reparto a Fusina”.

I prossimi passaggi prevedono gli accordi tra azienda e sindacati. “La Regione Sardegna – commenta l’assessore Manca – accoglie con particolare favore questo risultato importantissimo. Il Presidente Cappellacci e il Governo si sono impegnati duramente, in questi mesi, per raggiungere questo obiettivo e dare nuove prospettive di sviluppo al territorio del Sulcis Iglesiente. Si tratta di una soluzione di ampio respiro, che offre una prospettiva per gli impianti di Portovesme ben più lunga dei tre anni cui fa riferimento il piano industriale. Se siamo riusciti a scongiurare la fuga dell’Alcoa dall’Italia, lo dobbiamo anche e soprattutto della coesione politica e sociale”.

Ad ogni modo, l’accordo sembra essere stato fatto; attendiamo ora l’ok definitivo dell’UE per le tariffe energetiche.

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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