Cassazione: é reato prendere a parolacce il capo

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La Cassazione, sez. penale, con la sentenza nr. 22196/2010 ha stabilito che risponde di ingiuria il dipendente che insulta il capo in ufficio. Il temine “vaffa…”, si può dire a condizione che sia rivolto ai colleghi ma non al capo.

Il caso ha riguardato un dipendente pubblico che, nel corso di un alterco con il proprio capo, era uscita dalla stanza pronunciando le parole “cretina”, “stronza” e concludendo l’opera con un bel “vaffa..”.

Secondo gli ermellini, richiamando una precedente sentenza,  “l’uso comune di tali espressioni ha modificato la valenza offensiva, soltanto quando si collocano in un discorso che si svolge tra soggetti che si trovano in posizione di parità e sono pronunciate in risposta a frasi che non postulano manifestazioni di reciproco rispetto” (Cass., sez. V, 23 maggio 2007, n. 279669). Qualora invece, siano rivolte al capo, non perdono la loro valenza “spegiativa”, proprio perchè sono “rivolte ad un soggetto con il quale non ci si trova in posizione di parità”.

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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