Ddl lavoro: licenziamento a voce per i lavoratori precari

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Tra i 100 emendamenti presentati  al ‘collegato lavoro’, all’esame in questi giorni, della commissione Lavoro del Senato, vi è quello del senatore Maurizio Castro (PDL) che, oltre a reintrodurre la clausola compromissoria , reintroduce per i contratti a tempo determinato la possibilità di licenziamento a voce, ossia, omettendo la forma scritta.

“In caso di mancata indicazione per iscritto dei motivi del licenziamento, il termine di decadenza è fissato in novanta giorni dal termine entro il quale detti motivi devono essere comunicati. L’onere della prova della decadenza dell’impugnazione spetta al datore di lavoro”.

Per il momento tale possibilità di licenziamento è prevista per i dipendenti a tempo determinato nel settore privato ma che potrebbe arrivare anche per i pubblici. Il senatore ha spiegato che si tratta di “casi residuali, per esempio nella piccola bottega”.

Per Bersani “si tratta di un atto incredibile arroganza”, “Al Senato e’ avvenuto un fatto molto grave. Governo e maggioranza hanno ripristinato le norme che l’opposizione era riuscita a cancellare alla Camera, negando sostanzialmente la libera scelta del lavoratore nel ricorso all’arbitrato e contravvenendo nella sostanza all’indicazione del Capo dello Stato. Per Cesare Damiano e’ “uno strappo inaccettabile”.

Per  la Cgil, è una “legge sbagliata ed incostituzionale” e preannuncia una opposizione “con tutte le forme di mobilitazione possibile, nessuna esclusa: questo tema sarà al centro di tutte le iniziative di lotta”. Il segretario confederale Fulvio Fammoni afferma : “E’ confermata la volontà pervicace di tagliare diritti fondamentali dei lavoratori, pur in presenza di una crisi che continua ad aggravarsi ogni giorno di piu’. Si vogliono cancellare anche i pochi passi in avanti fatti alla Camera” sul Ddl Lavoro.

Non è un fatto da poco anzi, direi piuttosto che è un fatto gravissimo e che riguarda milioni e milioni di precari che, se passerà questo emendamento, saranno sicuramente più precari (ove ciò sia possibile) e, quel che più conta, sotto continuo ricatto.

E poi, anche nelle ipotesi di “casi residuali, per esempio nella piccola bottega”, ciò non giustificherebbe la norma. Non ci sono lavoratori di serie A e di serie B. I lavoratori hanno tutti uguale dignità e meritano medesimo rispetto!

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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