Lavoratore picchiato per costringerlo alle dimissioni

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Un lavoratore di Parma, ha denunciato ai carabinieri di essere stato aggredito dal proprio datore di lavoro per costringerlo a firmare la lettera di dimissioni, dopo essere stato chiuso in una stanza.

Ovviamente, il malcapitato per pura paura (cos’ racconta a Repubblica) ha firmato la lettera di dimissioni ed è corso all’ospadale: 8 giorni di prognosi. Ovviamente il datore di lavoro nega tutto. La Fillea cgil, in solidarietà all’operaio, questa mattina ha indetto uno sciopero di due ore con presidio fuori dai cancelli della fabbrica.

Certo, bisognerebbe conoscere bene il fatto ma così a naso, mi vengono già in mente un paio di illeciti: violenza privata, lesioni, minaccia (solo penale) oltre che danni da responsabilità civile del datore.

E’ semplicemente vergognoso! Gli uomini differiscono dagli animali per l’uso della cd. ratio che, dovrebbe dominare gli istinti. Il lavoro è un diritto sacrosanto come il diritto alla inviolabilità della persona. E ora, secondo voi e a queste condizioni, il lavoratore dovrebbe ricorrere all’arbitrato o conciliazione, freschi freschi di approvazione?

Fonte: www.rassegna.it

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Sull'Autore

Consulente del Lavoro iscritto all'albo provinciale di Campobasso, fondatore e redattore di Lavoro e Diritti. D.U. in Economia e Amministrazione delle Imprese presso l'Università degli Studi di Teramo. Specializzando in Sicurezza sul Lavoro. Esperto Web.

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