Manovra: medici e farmacisti sul piede di guerra, annunciati scioperi

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La manovra economica“lacrime e sangue”, dopo aver messo in stato di agitazione la scuola, gli istituti di ricerca e i magistrati, trova il malcontento anche dei medici e dei farmacisti.

I sindacati dei medici del servizio pubblico, hanno proclamato lo stato di agitazione contro la manovra economica. Sciopero i prossimi 12 e 19 luglio. Il 16 giugno invece, ci sarà una manifestazione nazionale a Roma e assemblee all’interno degli ospedali (fonte ansa).

Alla protesta non aderiscono Uil e cisl medici. Mai una volta che i nostri sindacati andassero a braccetto come giusto che sia…

Dello stesso avviso i farmacisti d’Italia. E’ stata convocata d’urgenza, per il prossimo lunedi 7 giugno, l’Assemblea Nazionale a Roma per decidere quali iniziative adottare per ottenere modifiche al testo della manovra varata dal Governo che, così com’è formulata, è iniqua e insostenibile per le farmacie.

Si legge nel comunicato stampa, reperibile sul sito www.federfarma.it

“Nell’ambito di una manovra che, per quanto riguarda la sanità, si concentra quasi esclusivamente sulla spesa farmaceutica, le farmacie sono chiamate a pagare il contributo più alto. Infatti, oltre a subire per la loro parte il peso delle misure – come la riduzione dei prezzi dei farmaci generici – che si spalmano sull’intera filiera del farmaco (industrie, grossisti, farmacie),  le farmacie dovranno, da sole, contribuire al contenimento della spesa farmaceutica con una misura posta unicamente a loro carico: il taglio del margine dei grossisti si scaricherà interamente sulle farmacie e costerà alle farmacie oltre 420 milioni di euro l’anno.

Questa nuova pesante penalizzazione si aggiunge a quelle già in atto a carico delle farmacie e ne riduce i margini effettivi sull’assistenza farmaceutica erogata per conto del SSN, già oggi bassissimi: per le farmacie l’erogazione dei farmaci a carico del SSN diventa una partita in perdita!

I nuovi tagli – continua Annarosa Racca, presidente di Federfarma – costituiranno un forte ostacolo alla prosecuzione del servizio, le piccole farmacie chiuderanno subito, quelle più grandi per sopravvivere saranno costrette a tagliare drasticamente i costi, a partire da quelli per il personale. Tenendo conto che nelle farmacie oggi lavorano circa 30.000 farmacisti collaboratori, cioè personale laureato qualificato, e 25.000 addetti non laureati, l’impatto della manovra sul fronte occupazionale rischia di essere pesantissimo.

Stupisce, infine, che oltre alle farmacie siano stati duramente colpiti i produttori di farmaci generici, proprio i due elementi del sistema che da anni contribuiscono attivamente al contenimento della spesa farmaceutica”.

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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