40 anni dello Statuto dei lavoratori

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Il 20 maggio di 40 anni fa nasceva la L.300/1979, a noi tutti conosciuta come lo “Statuto dei lavoratori”; pietra miliare sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori e della libertà sindacale

Il 20 maggio di 40 anni fa  nasceva la L.300/1979, a noi tutti conosciuta come lo “Statuto dei lavoratori”; già dalla sua intitolazione si desume l’importanza di questa legge: ““Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell’attività sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento”.

Non  a caso ancora oggi lo “Statuto” rappresenta la pietra miliare del diritto del lavoro. Con esso, il legislatore (sicuramente più attento e più lungimirante di quello attuale) ha voluto perseguire due obbiettivi di fondo: tutelare la libertà e la dignità del lavoratore e sostenere la presenza dei sindacati sui luoghi di lavoro, ritenendo tale presenza la migliore garanzia concreta dell’effettivo rispetto della personalità del lavoratore.

Dietro lo Statuto ci sono anni di lotte anche durissime; il primo a parlare della necessità di uno statuto dei diritti dei cittadini e dei lavoratori fu Giuseppe di Vittorio segretario generale della cgil: “esiste la Costituzione della Repubblica la quale garantisce a tutti i cittadini, lavoratori compresi una serie di diritti che nessun padrone ha il potere di  sopprimere o di sospendere. non c’è e non ci può essere nessuna legge la quale stabilisca che i diritti democratici  garantiti dalla Costituzione siano validi per i lavoratori soltanto fuori dalla azienda”.

Lo Statuto è figlio di dure lotte sindacali, guidati dagli operai a cui si aggiunsero i movimenti studenteschi del 68 sotto lo slogan “operai e studenti uniti nella lotta”. Furono l’allora ministro Giacomo Brodolini, ex sindacalista, e del professor Gino Giugni a guidare la discussione per la bozza di legge: l’11 dicembre 1969 la legge passa in senato; è la vigilia della strage di piazza Fontana. Il 14 maggio del 70 anche la Camera approva il testo. Cinque giorni dopo nasce lo Statuto dei lavoratori.

E’ proprio per questo che la legge 300/1979 è la fonte normativa più importante dopo la Costituzione in materia di libertà ed attività sindacale. La sua prima parte (artt. 1-13) è dedicata alla libertà e dignità del lavoratore:

  • libertà di opinione politica, religiosa etc, tutelando il lavoratore da discriminazioni dovute a ragioni ideologiche;
  • divieto di controllare a distanza i lavoratori e di utilizzare Guardie giurate per vigilare sull’attività lavorativa;
  • disciplina delle modalità di svolgimento degli accertamenti sanitari sul lavoratore e limitazioni di perquisizioni personali
  • regolamentazione del potere disciplinare

Il titolo II (artt. 14-18) ha la funzione di garantire il rispetto delle libertà sindacali, riconosciuta in linea di principio dall’art.39 Cost.

I titoli III  e IV (artt. 19 – 32) contengono una serie di misure di sostegno delle attività sindacali; il titolo V (artt.33 – 34) sono dedicate alle norme sul collocamento e infine ci sono le disposizioni finali e penali.

Sicuramente sarà un compleanno triste per lo Statuto visto che questo governo sta cercando in tutti i modi di smantellarlo, a partire dal collegato lavoro che rappresenta una vera minaccia ai diritti del lavoratori per finire con i vari proclami  del ministro Sacconi che più volte a detto di voler cambiare lo Statuto dei lavoratori.

E’ un attacco a diritti che ogni paese civile dovrebbe ormai aver acquisito da tempo e che, sono radicati nella nostra cultura giuridica. Cambiare lo statuto e la Costituzione è minare le fondamenta di diritti civili dei lavoratori e dei principi che reggono il nostro Stato che, proprio per tali principi può essere definito democratico.

Senza volermi prolungare oltre, Vi lascio ad un video “40 anni dello statuto dei lavoratori”; guardatelo, vi ruberà solo 10 minuti, con la speranza che serva a destare le coscienze di noi tutti!

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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