Articolo 18 statuto dei lavoratori: sale la protesta

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Ad un giorno dall’approvazione del fatidico art 31 del ddl lavoro collegato alla finanziari 2009, che andrebbe ad intaccare le garanzie previste dall'art 18 Statuto dei lavoratori, spuntano un mare di polemiche e di attacchi.

Ad un giorno dall’approvazione del fatidico art 31 del ddl lavoro collegato alla finanziari 2009, che andrebbe ad intaccare le garanzie previste dall’art 18 Statuto dei lavoratori, spuntano un mare di polemiche e di attacchi.

Il Prof. Roccella, ordinario di diritto del lavoro all’Università di Torino, sul quotidiano “Il fatto”, parla di legge “che taglia le unghie ai giudici”.

Secondo il Prof., infatti “ consentendo di inserire una clausola comprommissoria nel contratto di lavoro sin dal momento dell’assunzione, di fatto si rende obbligatorio l’arbitrato e si impedisce di far valere i propri diritti in sede giudiziaria ai nuovi assunti, costretti a rivolgersi ad un collegio arbitrale, legittimato a risolvere ogni tipo di controversia senza tener conto delle norme inderogabili di legge”.

Il segretario generale della Cigl, Epifani ha annunciato un possibile ricorso alla Consulta per illegittimità della legge proprio nella parte in cui si prevede la possibilità di derogare alla legge e ai contratti collettivi di lavoro: “Se si chiede ad un lavoratore che deve essere assunto di rinunciare alla magistratura per la difesa dei suoi diritti , non è pienamente libero di dire di no e se dice di sì finisce sotto schiaffo del datore di lavoro”.

Secondo Gianni Rinaldini, segretario generale della Fiom, tale legge “fa parte di una serie di piccole leggi che vengono fatte quotidianamente per smantellare le tutele dei lavoratori nel silenzio più assoluto…uno degli obiettivi prioritari dello sciopero generale del 12 marzo dev’essere la protesta contro il ddl( della stessa idea è anche Cofferati che, ricordiamo, che anni fa portò in piazza circa 3 milioni di persone proprio in difesa dell’art.18); “il governo ha scelto di evitare un’operazione frontale svuotando il significato dell’articolo 18”. A suo avviso in questo modo “le imprese assumeranno soltanto chi accetterà la clausola di rinunciare all’articolo 18”.

Il senatore del Pd Roberto Treu, vicepresidente della commissione Lavoro, afferma che il ddl “contiene una congerie eterogenea di norme”, la più grave delle quali è quella sull’arbitrato. “L’arbitrato può essere utile a risolvere rapidamente anche le controversie di lavoro. Ma attribuire all’arbitro il potere di decidere a prescindere o contro le norme inderogabili di tutela del lavoro, senza possibilità di appello al giudice, vuol dire contraddire la natura stessa protettiva del diritto del lavoro e vanificare le tutele del lavoratore. Sarebbe come ammettere che si possa rinunciare alle ferie, agli orari massimi, alle norme sulla sicurezza, e anche alla tutela dai licenziamenti ingiusti, di cui all’articolo 18”.

Per il senatore, “non basta dire che l`arbitrato è volontario. Un lavoratore quando è in posizione di debolezza può essere ‘costretto’ ad accettare una clausola arbitrale che pregiudichi i suoi diritti futuri, compreso quello a non essere licenziato ingiustamente secondo articolo 18. Questo non è ammissibile. La norma e’ inaccettabile nel merito e probabilmente anche anticostituzionale”.

Nel silenzio più assordante dei principali Tg nazionali, che si sono limitati ad annunciare questa legge in un semplice trafiletto, una dura protesta sale dalla rete. E’ spuntato sul social network più cliccato del mondo (facebook) un gruppo, in difesa dell’art 18. Il suo nome è appunto  “giù le mani dall’art.18” promosso dal Blog www.controlacrisi.org; il tema è sempre lo stesso, tutelare l’art 18 e con esso il diritto ad adire un giudice anzichè ricorrere all’arbitrato in caso di controversia.

Ieri  mattina 4 marzo, gli iscritti erano poco più di 2000 ma, già ieri sera erano arrivati ad oltre 10000 e, al momento di pubblicazione di questo post il numero è salito ai quasi 12500.

Ma le protesta non si fermano qui: già da tempo è stata indetta una petizione dal titolo “Fermiamo la controriforma del diritto del lavoro”, lanciato dai giuristi, sociologi e avvocati, e sostenuto dalla Cgil, contro gli articoli 32-34, del ddl lavoro . Come scrivono i giuristi nell’appello, attraverso gli articoli del ddl “in buona sostanza il governo, pur omettendo di intervenire direttamente sull’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori e di procedere ulteriormente nel percorso di precarizzazione dei rapporti contrattuali, mira tuttavia a svuotare dall’interno l’impianto normativo di tutela dei lavoratori”; “assolutamente eversivo rispetto all’ordinamento giuslavoristico, è il comma 9 dell’articolo 33, che prevede la devoluzione all’arbitrato delle controversie insorte in relazione ai contratti di lavoro certificati dalle apposite commissioni sottraendo, in una molteplicità di casi, la tutela dei diritti dei lavoratori alla giurisdizione ordinaria”. E cioè al giudice del lavoro.

Più morbidi gli esponenti della Cisl e della Uil; secondo i primi, la clausola compromissoria agisce solo ove ciò è previsto dai contratti collettivi nazionali di lavoro o da accordi interconfederali siglati dai sindacati nazionali più rappresentativi” pertanto, nulla da temere perchè la materia sarà regolata dai contratti collettivi; per la Uil invece, l’arbitrato si presenta solo come una alternativa al giudice per la risoluzione delle controversie sul lavoro.

Nel frattempo la prima manifestazione di piazza è prevista per il prossimo 12 marzo, appuntamento già da tempo fissato dalla CGIL in difesa del lavoro a cui si aggiungeranno anche gli studenti per manifestare contro la riforma della scuola.

E’ forse giunta l’ora che l’Italia s’è desta?!

Fonte: www.rassegna.it e antefatto.ilcanocchiale.it

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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  • fabri

    •Non esiste peggior cieco di chi non vuol vedere.
    Non esiste peggior sordo di chi non vuol sentire.
    Mi domando se il governo europeo sta solo a guardare o ignora tutto.
    Quando in una nazione si sconvolgono le regole che sono alla base della garanzia del lavoro,” per non parlare di altro”, vuol dire che siamo in una repubblica delle banane.

  • fabri

    Come interpretare il vago e momentaneo intervento dei media e del silenzio dei sindacati per tanto tempo nonostante che , per loro duvuta competenza, conoscessero i loschi contenuti del ddl ,collegato al lavoro.
    Come ne uscirà il lavoratore nel tempo?

  • fabri

    Io ho 52 anni e da 5 sono con invalidità al 100%. Ho sempre continuato a lavorare .
    Dal 2006 al 31/12/2009 ho lavorato per una multinazionale con contratti di lavoro a tempo det., rivelatisi nulli per una serie di anomalie: mancato rispetto del limite minimo di intervallo tra un contratto e il sucessivo, 2 proroghe consecutive, stipula in base alle disposizione della decaduta legge 56 del 28/2/1987 anzichè il d.l. 368 del 2001.

  • fabri

    In Gennaio mi sono rifiutato al ricatto postomi dalla multinazionale, firmare un atto di conciliazione dove io per poche soldi lasciavo cadere qualsiasi pretesa in futuro per i contratti precedenti e nulli in cambio di nuovo contr. a tempo det. (forse era un ottimo affare)
    Considerata la mia personale posizione:età ,invalidità,dificilissimo ricollocamento,sette anni per arrivare ai 40 di contribuzione per maturare la pensione, ho ritenuto di impugnare il tutto a metà Febbraio.
    Sono in attesa della chiamata presso la Dir.Prov. del lavoro per un primo sensato(pensavo) tentativo di conciliazione e invece ora………..
    Qualcuno si sente in grado di darmi un cosiglio e ipotizzare una via d’uscita?
    Mi sono accorto di essere più informato io del legale al quale mi sono rivolto!.

  • Ciao Fabri, condivido le tue considerazioni, anche per me stiamo raschiando il fondo… ormai siamo al punto di ricevere una fregatura al giorno, ho quasi paura a leggere i giornali la mattina perchè già so che mi rovino la giornata!