Autunni tiepidi

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Cosa servirà agli Italiani per farli scendere uniti in Piazza muniti di pentole e fischietti? Questa crisi infinita ci ha davvero così assuefatti da farci accettare tutto?

Premetto che non ero ancora nato in quegli anni, quindi ho informazioni riflesse di quelle grandi mobilitazioni operaie e studentesche che avvennero in Italia a partire dal ’69 in poi. Furono gli anni delle grandi conquiste sindacali e sociali, a partire dal miglioramento delle condizioni lavorative e salariali per arrivare al Diritto allo Studio per tutti gli strati Sociali.

Si arrivò nel giro di un solo “Autunno caldo” all’approvazione della legge 300/1970 meglio conosciuta come Statuto dei Lavoratori. Fu un’impresa storica per quei movimenti, che partirono spontaneamente e solo in seguito furono capeggiati dai sindacati. Il lavoratore e lo studente si univano per reclamare i propri diritti. Cosa c’è di più democratico di questo?

Negli ultimi anni il concetto di mobilitazione si è andato un po’ annacquando, ad ogni semplice manifestazione (più simili ad una gita nella capitale che ad altro, tranne alcune dovute eccezioni) i giornali hanno prontamente gridato all’Autunno Caldo e tutto questo soffiare sul fuoco, alla lunga, ha finito per spegnerlo. Lo spezzettamento delle iniziative che arrivano dalle più improbabili associazioni servono più che altro a tenere a bada la base; inoltre molti italiani vedono di cattivo occhio gli scioperi e anche quelli più giusti a volte finiscono per perdere di valore.

Tutto ciò premesso per dire che non sono contrario allo sciopero generale indetto dalla CGIL per il 6 settembre, allo stesso modo credo nella buona fede delle iniziative del Movimento a 5 stelle del 10 settembre e del Popolo Viola sempre a Roma la notte fra il 10 e l’11 settembre. Ma tutto ciò ha ancora un senso?

Una grande mobilitazione dovrebbe partire dal basso e senza “chiamata” per evitare di essere strumentalizzata; era partita bene quella del Popolo Viola, ma sinceramente davanti a una piazza stracolma di persone senza colori ne bandiere, vedere i gazebi di Italia dei Valori e di altri partiti è stato abbastanza avvilente. Stessa cosa per il Movimento a 5 stelle, che forse per decollare davvero dovrebbe non dipendere più così tanto dalle scelte del leader carismatico Beppe Grillo. Discorso a parte vale per i sindacati, lo sciopero del 6 settembre servirà alla CGIL più che altro per scrollarsi di dosso (o almeno far sembrare questo) l’amicizia scomoda della Marcegaglia, non parliamo poi degli altri sindacati, ormai dentro al sistema fino al collo.

Sappiamo tutti qual è il problema dell’Italia e che 100 di queste manovre non risolveranno. Precarietà, disuguaglianza e diritti calpestati sono consuetudine ormai e nessuno sa dare una risposta concreta a questi problemi che ci affliggono ormai da anni. Ma allora cosa serve agli Italiani per farli scendere uniti in Piazza muniti di pentole e fischietti, senza violenza, ma con determinazione? Questa crisi infinita ci ha davvero così assuefatti da farci accettare tutto?

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Sull'Autore

Consulente del Lavoro iscritto all'albo provinciale di Campobasso, fondatore e redattore di Lavoro e Diritti. D.U. in Economia e Amministrazione delle Imprese presso l'Università degli Studi di Teramo. Specializzando in Sicurezza sul Lavoro. Esperto Web.

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