Call center connection: i lavoratori Phonemedia vittime insieme allo Stato di una truffa da 34 milioni di euro

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Call center connection:inchiesta giudiziaria sul contorto meccanismo di scatole cinesi nel mondo dei call center messo in piedi dal gruppo aziendale che controllava anche la collegata galassia Phonemedia

Lo scorso 5 maggio la guardia di Finanza di Catania ha notificato una decina di provvedimenti di custodia cautelare, al termine dell’operazione denominata “call center connection”. L’inchiesta ha riguardato un contorto meccanismo di scatole cinesi sul mondo dei call center, messo in piedi dal gruppo aziendale che controllava anche la “collegata galassia Phonemedia, società Raf di Novara”.

Per tutti l’accusa è di truffa ai danni dello stato per un importo di 34 milioni di euro; la truffa consisteva nel richiedere i fondi per le imprese in aree disagiate e la stabilizzazione di lavoratori precari per poi licenziarli o riassumerli con contratti vantaggiosi per l’azienda. Sequestrati anche beni per un valore di 130 milioni di  euro.

Alla base di tutto ci sarebbe la produzione di un software gestionale che non ha mai funzionato a causa della presenza di numerosi “bug”. Le società coinvolte sono quattro: la B2B di Catania, con sede operativa a Trapani, Multimedia Planet con sedi a Trapani e Bistritto (Bari), Multivoice di Lametia Terme (Catanzaro) e la Soft4web di Vibo Valentia. Tutte queste società, (fonte Repubblica) hanno interrotto i pagamenti ai lavoratori già da settembre 2009 (come tra l’altro successo anche a Phonemedia) e, per quasi tutti è stato chiesto e ottenuto il commissariamento e per alcuni lo stato di insolvenza.

Per arrivare alla soluzione di un vero e proprio rompicapo, la GDF ha dovuto spulciare un vero e proprio meccanismo di scatole cinesi: le quattro società sono di proprietà al 100% di Amt Italia srl, a sua volta controllata al 100% dalla lussemburghese Amt Europa; a sua volta controllata  da una società di diritto con sede nel Delaware e uffici in Svizzera e a sua volta “gestita” dalla Techne capital Ltd con uffici in Svizzera e Singapore.

“Le due società-madri, secondo quanto accertato dalle Fiamme gialle, sarebbero state gestite da  Ermanno Traverso e Giancarlo Catanzano, che sarebbero gli amministratori non soltanto delle società estere ma di fatto i veri controllori di tutta la catena che sta dietro le operazioni di finanziarie di Amt Europa e Amt Italia e quindi delle quattro società al centro dell’inchiesta”.

La cosa triste, come tutti ben sappiamo è che questi signori, pur di arricchirsi hanno giocato sulle spalle di numerosissimi lavoratori precari assunti e poi licenziati senza neanche il paracadute degli ammortizzatori sociali. E si, perchè lor signori, ovviamente e per evitare “guai” hanno anche omesso di dichiarare lo stato insolvenza aziendale, primo step per accedere agli ammortizzatori.

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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