Caritas: oltre 8 milioni i poveri in Italia

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Dal x rapporto caritas sulla povertà, sono 8milioni e 370 mila i poveri in Italia e, 800 mila italiani si sono impoveriti negli ultimi anni.

Presentato nella giornata di mercoledi il X rapporto Caritas su esclusione sociale e povertà in Italia. Già il titolo è esemplificativo del contenuto: “In caduta libera”. E già, stiamo diventando un paese povero o meglio di poveri; la Caritas ha rivisto al rialzo i dati Istat sulla povertà; secondo il rapporto, attualmente i poveri sarebbero 8 milioni e 370 mila i poveri nel 2009 (+3,7%), rispetto ai 7.810.000 contati dall’istituto di statistica.

Non solo, ottocentomila italiani poi, pur non essendo poveri, si sono “impoveriti” ed hanno sostanzialmente cambiato il tenore di vita negli ultimi tempi. Il fenomeno è confermato anche da alcuni dati: nel 2009 il credito al consumo è sceso dell’11%, i prestiti personali hanno registrato un -13% e la cessione del quinto a settembre 2009 ha raggiunto il +8%.

“La povertà si conferma un fenomeno che riguarda soprattutto il Mezzogiorno, le famiglie numerose, quelle con 3 o più figli (soprattutto se minori), quelle monogenitoriali e coloro che hanno bassi livelli di istruzione. Inoltre, sempre più famiglie, in cui uno o più membri lavorano, sono povere”.

A risentire maggiormente di questa situazione sono le famiglie; e per tre ordini di motivi:

  • è la prima vittima della povertà;
  • l’ulteriore precarietà del lavoro impedisce alle nuove generazioni la creazione di nuovi nuclei familiari;
  • le istituzioni e la politica non la valorizzano adeguatamente e non si impegnano a sufficienza a rimuovere gli ostacoli che la mortificano.

Si legge nel rapporto: “Diversamente da altri paesi, in Italia più alto è il numero di figli, maggiore è il rischio di povertà: se in famiglia c’è un solo figlio minore l’incidenza della povertà relativa sale dal 10,8%, che è il dato medio, al 12,1%, mentre se ci sono tre o più figli l’incidenza è del 26,1%.”.

“La grande maggioranza degli utenti Caritas appare costituita da stranieri (68,9%), mentre gli italiani sono il 30,7%. Nelle regioni del Centro-Nord prevalgono gli stranieri, mentre nel Mezzogiorno prevalgono nettamente gli italiani.

Le richieste maggiormente formulate – da poco meno della metà degli utenti, sia italiani che stranieri – si riferiscono a beni e servizi materiali. Vengono richiesti soprattutto viveri e vestiario. Altre richieste espresse molto frequentemente si riferiscono al lavoro, soprattutto da parte degli stranieri (30,1% di tali utenti) rispetto agli italiani (17,5%). I sussidi economici sono stati richiesti in misura molto superiore da utenti italiani (22,6%) piuttosto che da stranieri (8,4%). Identica proporzione di italiani e di stranieri ha richiesto un alloggio (8,8%)”

Dai dati provenienti dagli oltre 150 osservatori diocesiani è emerso che nel corso del 2009-2010 c’è un aumento medio del 25% del numero di persone che si rivolgono alla Caritas per chiedere aiuto. Tale aumento interessa in egual misura tutte le regioni d’Italia; cresce del 40% la presenza di italiani, anche se una gran parte di povertà italiana continua a rimanere sommersa e, del 30% i nuovi utenti.

“Per contrastare “efficacemente” la povertà in Italia , continua il rapporto, “basterebbe spendere meno di quanto attualmente spendono i comuni italiani, in alcuni casi perfino la metà (così in Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Lazio).

In Valle d’Aosta, Friuli Venezia-Giulia e Toscana sarebbe sufficiente un terzo di ciò che si spende ora. In Trentino Alto-Adige un quarto”: è quanto afferma il rapporto sulla povertà in Italia nel 2009 della Caritas e della fondazione Zancan (‘In caduta libera’), che prosegue così: “Nelle regioni del Sud, invece, c’è il problema opposto: la spesa attuale degli enti locali non è sufficiente a debellare la povertà relativa. In Calabria, ad esempio, sarebbe necessario il quadruplo delle risorse, in Campania e Puglia il triplo”.

per chi volesse leggersi il rapporto completo, seguire il link www.caritasitaliana.it

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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