Censis: per conservare gli attuali standard di vita servono 480 mila posti di lavoro all'anno per dieci anni

Google+ Pinterest Linkedin Tumblr +
Richiedi una consulenza su questo argomento


Secondo il Censis, per mantenere gli attuali standard di vita, l'Italia dovrà creare 480 mila posti di lavoro all'anno per i prossimi dieci anni

Il Censis, nell’ambito dell’iniziativa annuale “Un mese di sociale”, svoltosi lo scorso 3 giugno, ha cercato di rispondere alla domanda “come staremo al mondo?” e ha quindi ipotizzato come sarà l’Italia nei prossimi 20 anni; individuando come fattori cruciali l’evoluzione del capitale umano e la progressiva liberazione dal debito pubblico.

In un paese in cui, nel 2030 il divario tra Nord e Sud si allargherà ulteriormente, con un progressivo spopolamento del sud, verso il nord, soprattutto per effetto dell’immigrazione, serviranno 480 mila nuovi posti di lavoro all’anno per i prossimi dieci anni per conservare gli attuali standard di vita.

Quindi, il tasso di occupazione dovrà certamente aumentare. Si legge nel comunicato stampa: “Se ipotizziamo di mantenere costante l’attuale numero di persone che lavorano (poco più di 23 milioni, con un tasso di occupazione riferito alla popolazione di 15-64 anni del 57,5%), in base alle tendenze demografiche, che prevedono una riduzione della popolazione in età attiva di 263 mila persone nel 2020, e di 1 milione 727 mila nel 2030, il tasso di occupazione dovrà necessariamente salire al 57,9% nel 2020 e al 60,1% nel 2030.

Invece, il raggiungimento dell’obiettivo della strategia di Lisbona (una quota di occupati del 70% tra la popolazione di 15-64 anni) implicherebbe un aumento del numero di occupati di 4 milioni 828 mila nel 2020 (per arrivare a 27 milioni 853 mila occupati in totale), ovvero comporterebbe la creazione di 480 mila nuovi posti di lavoro all’anno per i prossimi dieci anni”.

In merito alla finanza pubblica, in Italia il rapporto tra il debito pubblico e il Pil è aumentato vertiginosamente negli ultimi anni: era il 95,2% nel 1990, già passato al 109,2% nel 2000, per poi salire ancora prevedibilmente al 118,2% alla fine del 2010, dopo una transitoria fase di lenta diminuzione nel periodo 1995-2005. Un debito pubblico italiano che è di gran lunga superiore a quello degli altri paesi europei che, hanno mantenuto il rapporto al di sotto del valore del Pil: 64,9% la Spagna, 78,8% la Germania, 79,1% il Regno Unito, 83,6% la Francia, con un rapporto medio riferito all’Unione europea nell’insieme pari al 79,6%.

“Se si ipotizza una crescita annua del Pil dell’1% costante per i prossimi dieci anni e si fissa un obiettivo di riduzione del rapporto debito pubblico/Pil sotto la soglia psicologica del 100%, cioè al 99%, occorre perseguire una diminuzione del debito dello 0,7% l’anno, corrispondente a un accantonamento di risorse per circa 12 miliardi di euro l’anno (tendenzialmente decrescenti in virtù della riduzione progressiva dello stock di debito pubblico e degli interessi), recuperabili almeno in parte attraverso la lotta all’evasione fiscale”.

Infine, saremo un paese vecchio: più di un milione di giovani in meno fra vent’anni. In base alle previsioni demografiche, i giovani di 18-34 anni diminuiranno, con un forte calo nel prossimo decennio (passeranno dai 12 milioni 26 mila del 2010 ai 10 milioni 836 mila del 2020, segnando un -9,9%), che tenderà ad attenuarsi successivamente, fino ai 10 milioni 791 mila del 2030 (-10,3% nell’intero periodo 2010-2030, cioè 1 milione 235 mila in meno).

I giovani passeranno quindi da una quota del 20% della popolazione complessiva al 17,4% e i bambini di 0-14 anni passeranno dal 14% di oggi al 12,9% fra vent’anni. Gli over 65 anni aumenteranno dagli attuali 12 milioni 216 mila a 16 milioni 441 mila nel 2030 (+34,6%), rappresentando così il 26,5% della popolazione italiana (il 20,3% nel 2010). E gli over 80 anni aumenteranno di 1 milione 940 mila (+55,2% nel periodo 2010-2030) arrivando a 5 milioni 452 mila, ovvero l’8,8% della popolazione complessiva (il 5,8% nel 2010).

Anche la vita media continuerà ad allungarsi, di quasi due mesi in più all’anno per i prossimi vent’anni, fino a 82,2 anni per gli uomini e 87,5 anni per le donne nel 2030. Al punto che l’età media di un italiano sarà passata da 40,9 anni nel 2000 a 47 anni nel 2030. L’età media della madre al parto continuerà a innalzarsi: 30,4 anni nel 2000, 31,3 anni nel 2010, 32,1 anni nel 2020, 32,6 anni nel 2030. Al Sud le donne continueranno a mettere al mondo i figli a una età leggermente più giovane (31,1 anni) rispetto a quelle residenti nelle regioni del Centro-Nord (33,4 anni).

Fonte: www.censis.it

Richiedi una Consulenza a Lavoro e Diritti


Iscrivendoti acconsenti al trattamento dei dati personali ai sensi del D.Lgs. 196/03
Condividi.

Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

Altri articoli interessanti