CGIA Mestre: allarme al sud, la disoccupazione reale è superiore a quanto si dice

Secondo la CGIA Mestre, l’esercito dei disoccupati reali è composto da oltre 2.621.000 persone: ben 528.592 in più rispetto al numero calcolato ufficialmente dall’Istat. Quasi tutti al sud.

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Lo scorso 11 ottobre, la CGIA Mestre ha pubblicato i dati sulla disoccupazione reale, che, rivedono e in peggio i dati Istat sulla disoccupazione; una questione che riguarda più propriamente il Sud.

Secondo lo studio effettuato, “in Campania, la disoccupazione reale è al 20,1% (5,8 punti in più rispetto al dato ufficiale calcolato dall’Istat), in Puglia al 17,5% (+4), in Calabria al 17,3% (+ 5,7) e in Sicilia al 16,8% (+1,8). Nel Mezzogiorno il dato medio si attesta al 17,2%. A livello nazionale, invece, si colloca al 10,2%: quasi 2 punti in più rispetto al dato ufficiale calcolato dall’Istat”.

In termini assoluti, secondo gli artigiani mestrini, l’esercito dei disoccupati reali è composto da oltre 2.621.000 persone: ben 528.592 in più rispetto al numero calcolato ufficialmente dall’Istat.

Giuseppe Bertolussi, segretario della CGIA, spiega la differenza di questi dati, rispetto all’onorabilissimo studio dell’Istat: “Sebbene il numero degli inattivi sia rimasto pressocché stabile negli ultimi decenni, dall’avvento della crisi ad oggi, coloro che hanno deciso di non cercare più attivamente un lavoro sono cresciuti in maniera molto decisa.

Negli ultimi 2 anni sono fuoriuscite dalla categoria delle forze di lavoro oltre 528.500 persone che, di conseguenza, non vengono più classificate come occupate o in cerca di occupazione.

Ciò significa che il tasso di disoccupazione calcolato dalle statistiche ufficiali è attualmente inferiore a quello reale. Pertanto, alla luce del forte aumento degli scoraggiati, abbiamo stimato un nuovo indicatore: il tasso di marginalità dal lavoro, inteso come sommatoria dei disoccupati e di quel forte numero di sconfortati cresciuto proprio in questo ultimo periodo”.

L’esercito dei nuovi scoraggiati – conclude Giuseppe Bortolussi – si concentra prevalentemente al Sud. Tra le oltre 528.500 persone che in questi ultimi 2 anni di profonda crisi hanno deciso di non cercare più un lavoro, oltre il 61% del totale risiede nelle regioni del Mezzogiorno. E’ evidente che una gran parte di queste persone è andata ad alimentare l’abusivismo e il lavoro nero con gravi ripercussioni per quelle aziende che, nonostante le difficoltà economiche, sono rimaste in attività”.

Fonte: www.cgiamestre.com

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente redattrice di Lavoro e Diritti e impiegata nella PA.

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