Collegato lavoro: conciliazione e arbitrato

Google+ Pinterest Linkedin Tumblr +
Richiedi una consulenza su questo argomento


L’art 31 del collegato lavoro, disciplina le ipotesi di conciliazioni e arbitrato.Le conciliazioni diventano del tutto facoltative.

L’art 31 del collegato lavoro, disciplina le ipotesi di conciliazioni e arbitrato. Questo è uno dei due articoli per il quale il presidente della Repubblica, lo scorso 31 marzo, rinviava la precedente versione del ddl lavoro alle Camere, poichè, “non è possibile acconsentire alla formulazione del comma 9 art.31 ddl lavoro, secondo cui, la decisione di devolvere ad arbitri la definizione di eventuali controversie può essere assunta non solo in costanza di rapporto allorché insorga la controversia, ma anche nel momento della stipulazione del contratto, attraverso l’inserimento di apposita clausola compromissoria..”.

Conciliazione

L’art 31, ridisegna la sezione del codice di procedura civile recante le disposizioni generali in materia di controversie individuali di lavoro, trasformando il tentativo di conciliazione, attualmente obbligatorio, in facoltativo. L’unica eccezione, rimane il tentativo di conciliazione sui cd. “lavori certificati”, di cui all’articolo 80, comma 4, del d. lgs. n. 276/2003, che continua ad essere obbligatorio (art 31 co 2).

Il tentativo di conciliazione diviene facoltativo anche per il settore pubblico poichè, il co 9 dell’art 31, dopo aver abrogato gli art 65 (tentativo di conciliazione obbligatorio nelle controversie individuali) e 66 (collegio di conciliazione) del d. lgs 30 n. 165/2001, stabilisce che la normativa privata prevista si applica anche alle controversie ex art 63 co 1 d. lgs 30 n. 165/2001.

La conciliazione, può essere proposta, anche, tramite l’associazione sindacale alla quale l’interessato aderisce o conferisce mandato. La comunicazione della richiesta di espletamento del tentativo di conciliazione interrompe la prescrizione e sospende, per la durata del tentativo di conciliazione e per i 20 giorni successivi alla sua conclusione, il decorso di ogni termine di decadenza.

Se la controparte intende accettare la procedura di conciliazione, deposita presso la commissione di conciliazione, entro 20 giorni dal ricevimento della copia della richiesta, una memoria contenente le difese e le eccezioni in fatto e in diritto, nonché le eventuali domande in via riconvenzionale.

Ove ciò non avvenga, ciascuna delle parti è libera di adire l’autorità giudiziaria. Entro i dieci giorni successivi al deposito, la commissione fissa la comparizione delle parti per il tentativo di conciliazione, che deve essere tenuto entro i successivi trenta giorni. Dinanzi alla commissione il lavoratore può farsi assistere anche da un’organizzazione cui aderisce o conferisce mandato.

Le commissioni di conciliazione sono istituite presso la Direzione provinciale del lavoro. La commissione è composta dal direttore dell’ufficio stesso o da un suo delegato o da un magistrato collocato a riposo, in qualità di presidente, da quattro rappresentanti effettivi e da quattro supplenti dei datori di lavoro e da quattro rappresentanti effettivi e da quattro supplenti dei lavoratori, designati dalle rispettive organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative a livello territoriale.

Le commissioni, quando se ne ravvisi la necessità, affidano il tentativo di conciliazione a proprie sottocommissioni, presiedute dal direttore della Direzione provinciale del lavoro o da un suo delegato, che rispecchino la composizione prevista dal terzo comma. In ogni caso per la validità della riunione è necessaria la presenza del presidente e di almeno un rappresentante dei datori di lavoro e almeno un rappresentante dei lavoratori.

Arbitrato

L’art 31 del collegato, riscrive integralmente l’art 412 c.p.c (Risoluzione arbitrale della controversia) stabilendo che:

In qualunque fase del tentativo di conciliazione, o al suo termine in caso di mancata riuscita, le parti possono indicare la soluzione, anche parziale, sulla quale concordano, riconoscendo, quando è possibile, il credito che spetta al lavoratore, e possono accordarsi per la risoluzione della lite, affidando alla commissione di conciliazione il mandato a risolvere in via arbitrale la controversia.

Nel conferire il mandato per la risoluzione arbitrale della controversia, le parti devono indicare:

  • il termine per l’emanazione del lodo, che non può comunque superare i sessanta giorni dal conferimento del mandato, spirato il quale l’incarico deve intendersi revocato;
  • le norme invocate dalle parti a sostegno delle loro pretese e l’eventuale richiesta di decidere secondo equità, nel rispetto dei princìpi generali dell’ordinamento e dei princìpi regolatori della materia, anche derivanti da obblighi comunitari.

Il lodo emanato a conclusione dell’arbitrato, sottoscritto dagli arbitri e autenticato, produce tra le parti gli effetti di cui all’articolo 1372 e all’articolo 2113, quarto comma, del codice civile.

Viene sostituito anche l’art 412-ter c.pc. (Altre modalità di conciliazione e arbitrato previste dalla contrattazione collettiva):

La conciliazione e l’arbitrato, in materia di controversie individuali di lavoro, possono essere svolti inoltri presso le sedi e con le modalità previste dai contratti collettivi sottoscritti dalle associazioni sindacali maggiormente rappresentative.

Vi è poi un’altra possibilità prevista dal comma 8 dell’art 31 (che riscrive l’art 421-quater c.p.c) ossia l ‘arbitrato innanzi a un collegio costituito a iniziativa delle parti:

Il collegio di conciliazione e arbitrato è composto da un rappresentante di ciascuna delle parti e da un terzo membro, in funzione di presidente, scelto di comune accordo dagli arbitri di parte tra i professori universitari di materie giuridiche e gli avvocati ammessi al patrocinio davanti alla Corte di cassazione.

Il comma 10 dell’art 31 stabilisce che:

Nelle controversie individuali di lavoro, le parti contrattuali possono pattuire clausole compromissorie che rinviino alle modalità di esecuzione dell’arbitrato di cui agli  artt. 412 (presso la commissione di conciliazione) e 412-quater (presso il collegio di conciliazione e arbitrato irrituale) quando:

  • ciò sia previsto da accordi interconfederali e contratti collettivi di lavoro stipulati dalle maggiori organizzazioni nazionali dei lavoratori e dei datori di lavoro;
  • la clausola compromissoria sia stata certificata da una commissione di certificazione  dei contratti di lavoro di cui all’art. 76, comma 1, del d.lgs. 276/2003.

Inoltre, in ossequio ai rilievi di Napolitano, si prevede che, a tutela della libertà dell’arbitrato, “le commissioni di certificazione accertano, all’atto della sottoscrizione della clausola compromissoria, la effettiva volontà delle parti di devolvere ad arbitri le eventuali controversie nascenti dal rapporto di lavoro. (le parole in neretto sono state aggiunte dopo i rilievi del Colle).

La clausola compromissoria non può essere pattuita e sottoscritta prima della conclusione del periodo di prova, ove previsto, ovvero se non siano trascorsi almeno trenta giorni dalla data di stipulazione del contratto di lavoro, in tutti gli altri casi.

Cosa molto importante è che:

La clausola compromissoria non può riguardare controversie relative alla risoluzione del contratto di lavoro; vale a dire in caso di licenziamenti.

Davanti alle commissioni di certificazione le parti possono farsi assistere da un legale di loro fiducia o da un rappresentante dell’organizzazione sindacale o professionale a cui abbiano conferito mandato. Per le restanti parti, nulla cambia rispetto alla stesura originaria della L. 183/2010.

Richiedi una Consulenza a Lavoro e Diritti


Iscrivendoti acconsenti al trattamento dei dati personali ai sensi del D.Lgs. 196/03
Condividi.

Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

Altri articoli interessanti

  • stefano

    Buongiorno,

    sono un dipendente delle Fs e vorrei adire ad un collegio di conciliazione ed arbitrato. Vorrei sapere, visto che nel CCNL si parla che la costituzione del collegio può essere fatta dall'azienda e dal sindacato, se è possibile indirlo direttamente alla DPL di competenza anche se non sono iscritto a nessuna sigla sindacale e difendermi da solo.
    grazie