Collegato lavoro: delega in materia di ammortizzatori sociali, servizi per l'impiego, incentivi all'occupazione e apprendistato e di occupazione femminile

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Collegato lavoro: deleghe al governo per il riordino delle normative inerenti all'occupazione femminile, sostegno al reddito, apprendistato, incentivi allìoccupazione.

L’art 46 della L. 183/2010 (collegato lavoro), va a modificare la L.  247/2007 (Norme di attuazione del Protocollo del 23 luglio 2007 su previdenza, lavoro e competitività per favorire l’equità e la crescita sostenibili, nonchè ulteriori norme in materia di lavoro e previdenza sociale), che già prevedeva una delega al Governo per la riforma di alcuni istituti.

In particolare, si prevede che il Governo nei 24 mesi successivi all’entrata in vigore del collegato lavoro,

“su proposta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, in conformità all’articolo 117 della Costituzione e agli statuti delle regioni a statuto speciale e garantendo l’uniformità della tutela dei lavoratori sul territorio nazionale attraverso il rispetto dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, anche con riguardo alle differenze di genere e alla condizione delle lavoratrici e dei lavoratori immigrati, uno o più decreti legislativi finalizzati a riformare la materia degli ammortizzatori sociali per il riordino degli istituti a sostegno del reddito».

Inoltre, sempre nei successivi 24 mesi e nel rispetto di quanto previsto dall’art. 117 Cost, si riordineranno le materie relative a:

  • servizi per l’impiego;
  • incentivi all’occupazione;
  • apprendistato;
  • occupazione femminile.

In merito all’occupazione femminile, l’esercizio della delega dovrà avvenire nel rispetto di alcuni principi cardini:

  • previsione, nell’ambito dell’esercizio della delega di incentivi e sgravi contributivi mirati a sostenere i regimi di orari flessibili legati alle necessità della conciliazione tra lavoro e vita familiare, nonché a favorire l’aumento dell’occupazione femminile;
  • revisione della vigente normativa in materia di congedi parentali, con particolare riferimento all’estensione della durata di tali congedi e all’incremento della relativa indennità al fine di incentivarne l’utilizzo;
  • rafforzamento degli istituti previsti dall’articolo 9 della legge 8 marzo 2000, n. 53, con particolare riferimento al lavoro a tempo parziale e al telelavoro;
  • rafforzamento dell’azione dei diversi livelli di governo e delle diverse amministrazioni competenti, con riferimento ai servizi per l’infanzia e agli anziani non autosufficienti, in funzione di sostegno dell’esercizio della libertà di scelta da parte delle donne nel campo del lavoro;
  • orientamento dell’intervento legato alla programmazione dei Fondi comunitari, a partire dal Fondo sociale europeo (FSE) e dal Programma operativo nazionale (PON), in via prioritaria per l’occupazione femminile, a supporto non solo delle attività formative, ma anche di quelle di accompagnamento e inserimento al lavoro, con destinazione di risorse alla formazione di programmi mirati alle donne per il corso della relativa vita lavorativa;
  • rafforzamento delle garanzie per l’applicazione effettiva della parità di trattamento tra donne e uomini in materia di occupazione e di lavoro;
  • potenziamento delle azioni intese a favorire lo sviluppo dell’imprenditoria femminile;
  • previsione di azioni e interventi che agevolino l’accesso e il rientro nel mercato del lavoro delle donne, anche attraverso formazione professionale mirata con conseguente certificazione secondo le nuove strategie dell’Unione europea;
  • definizione degli adempimenti dei datori di lavoro in materia di attenzione al genere».

Sono queste norme di natura programmatica a cui, si spera, qualcuno dia seguito una volta e per tutte.

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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