Come rovinare l'economia di una regione: il caso Abruzzo, da regione verde a regione nera d'Italia

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L'istallazione di un “Centro Oli” nel cuore dell'Abruzzo, rischia di distrugge l'economia di una regione basata prevalentemente sul turismo e l'agricoltura

Oggi sarò un po’ di parte, voglio parlarvi di come sia possibile rovinare l’economia di una delle regioni più verdi d’Italia, l’Abruzzo. Lo farò attraverso la voce di un caro amico, Antonio Francia (che sin d’ora ringrazio) che da molto tempo si batte, con svariate iniziative contro l’istallazione del fatidico “Centro Oli”  nella campagna di Ortona (CH) o meglio, di una raffineria per la desolforazione del petrolio amaro (impropriamente definita centro oli per depistare la sua reale funzione).

Una premessa è d’obbligo: l’Abruzzo è una regione votata prevalentemente al turismo e all’agricoltura, infatti,  questi due settori rappresentano rispettivamente il 18,48% e il 2.48% del PIL regionale. Secondo i contrari, costruire un centro di raffinazione di petrolio significherebbe mettere in ginocchio una intera economia andando quindi a cancellare un indotto da migliaia di posti di lavoro.

Non voglio rubarvi altro tempo e vi lascio alle parole di Antonio.

Qual è la Regione NERA d’Europa? No, ma cosa dici? non esiste, forse vuoi dire la Regione Verde d’Europa e cioè l’Abruzzo, perché è quella con la più alta percentuale di territorio protetto, essendo la Regione che ha più Parchi d’Italia:

  • Il Parco Nazionale d’Abruzzo (Il più antico d’Italia)
  • Il Parco Nazionale della Maiella
  • Il Parco Nazionale del Gran Sasso Monti della Laga
  • Il Parco Regionale Sirente-Velino
  • Più di 20 riserve naturali protette

In questo immaginario discorso tra due persone, esce fuori tutta la triste e cruda realtà di una Regione che sta per essere martoriata nonostante le sue antiche tradizioni storiche, culturali paesaggistiche, turistiche, enogastronomiche e agricole.

La nostra Regione da due anni sta subendo stravolgimenti che la renderanno irriconoscibile agli occhi di tutti i cittadini italiani ed europei.

Sarà proprio cosi, perché chi conosce l’Abruzzo per quello che è sempre stato, stenterà a credere a ciò che vedranno i propri occhi di qui a non molto, a causa della sua imminente trasformazione in distretto petrolifero che interesserà oltre il 51% del territorio, operata da scelte scellerate poco lungimiranti e poco supportate da reali esigenze energetiche, economiche ed occupazionali. La conferma viene dalle oltre 400 autorizzazioni di perforazione rilasciate ultimamente, che interesseranno tutte le Provincie dalle coste fino ad arrivare ai piedi delle nostre montagne.

Ormai tutti sono a conoscenza del cosiddetto Centro Oli di Ortona che si vuole costruire in una zona ad alto tenore agricolo, dove si coltiva il famoso Montepulciano d’Abruzzo, che sta scalando tutte le classifiche internazionali. Per non parlare degli uliveti presenti nella stessa zona che producono un olio che viene invidiato da tutti, per la sua poca acidità.

E della pasta? La Pasta prodotta ai piedi della Maiella Madre tra le più buone al mondo, la si trova perfino nelle regioni più sperdute del pianeta, a dimostrazione che quando un prodotto è buono non ha prezzo e non ha confini.

Purtroppo ci sono molti venditori di fumo che sbandierano ai quattro venti che il Centro Oli non si farà più per la ”Legge fumo negli occhi” appena sfornata dalla Regione.
In effetti per mettere tutti a tacere sembra che verrà costruito in mare a meno di un miglio dalla costa dei trabocchi, il che sarebbe ancora peggio, questa Legge approvata per garantire l’intoccabilità del territorio non garantisce invece un bel nulla.

Se negli Stai Uniti, centrali di lavorazione petrolifera come quella che dovrebbe sorgere ad Ortona, sono state vietate da una legge già dal 1976, ci sarà un motivo.

Se in Pakistan L’ENI, che pochi mesi fa ha ultimato la realizzazione di una raffineria, è stata obbligata a costruirla ad almeno 200 Km dal più vicino centro abitato, ci sarà un motivo (Stiamo parlando del Pakistan!!!).

Mi sono chiesto tempo fa:

  • Come mai l’Italia è piena di raffinerie? portano tanti posti di lavoro?
    Risposta: No, visto che per ogni centrale ne bastano da 15 a 40 per giunta pochissimi italiani perché sono tecnici altamente specializzati di paesi esteri;
  • Raffiniamo il 70% del petrolio Libico e il 35% di quello Americano forse per il fatto che ci facciamo pagare alte royalties?
    Risposta: No, perché rispetto al Pakistan che ne riceve l’80% lo stato Italiano ne riceve solo il 7%, il resto va in tasca all’ENI e pochissimi altri.

Non sono un ambientalista sfegatato, non sono contro il petrolio e non sono di quelli che: “non nel mio giardino ma in quello del vicino si”, ma visto che è stato accertato da Ricercatori, Scienziati, Medici, Professori Universitari, Istituti di ricerca che queste raffinerie fanno insorgere tumori fino a 200 Km di distanza e, visto che il nostro pochissimo petrolio è di scarsa qualità e ricco di Idrogeno solforato, una sostanza altamente tossica che se inalata in modo diretto porta all’istante alla morte, allora facciamole dove ci sono spazi aperti e non in mezzo ai centri abitati; in Abruzzo e tantomeno in Italia purtroppo o per fortuna non siamo dotati di questi spazi.

L’italia ha pochissimo petrolio e di scarsa qualità ma siamo inondati da raffinerie, i paesi che estraggono il petrolio lo fanno raffinare in Italia, col risultato che chi estrae il petrolio resta in buona salute e noi che lo raffiniamo ci avveleniamo, ci ammaliamo di cancro fino a morire nella solitudine più amara di una corsia d’ospedale.

Il fatto è che in Italia hanno scoperto l’America, tanti guadagni a fronte di bassissime royalties, la storia si ripete: a pochi furbetti tanti soldi, invece a molti onesti lavoratori tante malattie, a molte famiglie che vivono di agricoltura niente più futuro e ai prodotti della terra tanto inquinamento.

La stessa FIAT è contro, a conferma di ciò ci sono i documenti emessi a suo tempo dalla FIAT-SEVEL quando 37 anni fa si voleva costruire in Val di Sangro una raffineria, ma la SEVEL in un documento dichiarò che non si sarebbe mai insediata se nelle sue vicinanze ci fosse stata una raffineria, per questioni di incompatibilità con le emissioni tossiche e nocive sulla produzione della fabbrica.

La raffineria avrebbe portato 40 posti di lavoro, la popolazione fece una lotta che durò cinque anni per impedire la sua costruzione. Purtroppo si persero quei 40 posti di lavoro, ma in compenso grazie all’insediamento della SEVEL se ne crearono 11.000 di posti, di cui 5.000 all’interno della SEVEL e 6.000 nell’indotto.” Antonio Francia

Antonio ha ragione, nell’era della green economy e del ritorno all’agricoltura, l’Abruzzo rischia di fare un salto all’indietro di almeno 100 anni, ma ne vale veramente la pena?

I link per chi volesse approfondire l’argomento:

www.nuovosensocivico.it

nuovosensocivico.blogspot.com

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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  • erika martorelli

    SALVE, IO HO GIA FIRMATO I MODULI CARTACEI FOTOCOPIATI CHE GIRANO IN ABRUZZO PER LA RACCOLTA FIRME…VOLEVO SAPERE SE E’ POSSIBILE FIRMARE ANCHE LA PETIZIONE SU INTERNET E SE POTRESTE INVIARMI GENTILMENTE IL LINK!

    PS. POSSONO FIRMARE ANCHE PERSONE NON RESIDENTI IN ABRUZZO???

    GRAZIE, ERIKA MARTORELLI

  • Ciao e grazie per aver firmato la petizione a nome delle associazioni promotrici; non so se sia possibile firmare la petizione on-line in quanto noi abbiamo solo riportato la notizia, ma non siamo i promotori dell’iniziativa. In fondo all’articolo trovi i link alle pagine dell’associazione, prova a chiedere a loro e sapranno essere sicuramente più precisi di noi. A presto, Antonio

  • Antonio Francia

    Ciao Erika e Antonio, sono l’autore dell’articolo sulla Regione Nera d’Europa nonchè componente del movimento “Nuovo Senso Civico” che si batte insieme a tanti altri comitati e movimenti contro la petrolizzazione dell’Abruzzo.
    Innanzitutto Ancora grazie a te Antonio e a Massima per aver pubblicato l’articolo sul vostro sito.
    Vengo alla richiesta di Erika, purtroppo firmare la petizione online non ha nessun valore legale, può essere utilizzata solo a livello statisco-conoscitivo o per avere un archivio online con i dati di chi firma, può essere utile ad esempio l’EMail per inserirla in una mailing-list, cosi da diffondere una notizia quasi in tempo reale a tutti gli iscritti, in caso si presenti la necessità di invitarli ad una manifestazione, a un convegno, ecc.
    Tutti cittadini italiani maggiorenni ovunque residenti, possono firmare la petizione.
    A questo link puoi trovare il download per scaricare la petizione e a chi inviarla: http://www.nuovosensocivico.it/documentazione.php mentre sul sito http://www.nuovosensocivico.it trovi anche altri riferimenti e documentazione che potrebbero servirti.

    Ciao e grazie a tutti.
    Antonio Francia