Ddl lavoro: passano le modifiche alla norma sull'arbitrato per le cause di lavoro

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Con l'approvazione dell'emendamento del PD sulle clausole comprommissorie, cambia l'art. 31 del ddl lavoro; il lavoratore ora, è libero di scegliere l'arbitrato o meno.

Il 28 aprile la camera ha approvato le modifiche alle norme sul collegato lavoro, rinviato alle Camere dal presidente della repubblica. Cambia volto la norma sull’arbitrato grazie all’approvazione (per un solo voto) di un emendamento del PD.

Il capogruppo del Pd nella commissione Lavoro della Camera ha affermato:“E’ un serio colpo all’impianto del provvedimento del governo in materia di arbitrato e un passo avanti per i diritti dei lavoratori. Il governo è stato battuto su un emendamento di grande importanza che restituisce ai lavoratori la possibilità di scegliere, caso per caso, se ricorrere alla giustizia ordinaria o all’arbitrato. Al contrario del testo del governo che, di fatto, imponeva ai lavoratori un’unica e definitiva scelta all’inizio del rapporto di lavoro”, ha sottolineato, “con questa piccola, ma significativa modifica si recepisce appieno, su questo punto, il senso del messaggio del Capo dello Stato”.

L’emendamento presentato da Damiano (PD) in pratica, modifica il comma 9 dell’art.31, nella parte relativa al ricorso all’arbitrato (o clausole compromissorie) in caso di controversie di lavoro; si sostituisce la dicitura originale “le commissioni di certificazione accertano la effettiva volontà delle parti di devolvere ad arbitri le controversie che dovessero insorgere in relazione al rapporto di lavoro”, con la dicitura “insorte”; una modifica di due sole parole che serve a stravolge re il testo.

Infatti, cosi il lavoratore potrà scegliere il ricorso all’arbitrato solo dopo che la controversia sia nata e non prima.

Rimangono poi i limiti entro i quali le clausole compromissorie possono essere stipulate ossia non prima del termine del periodo di prova o dopo trenta giorni dall’assunzione. Le parti potranno comunque farsi assistere da un difensore di fiducia o da un rappresentante sindacale dinanzi alle commissioni di certificazioni. In ogni caso è escluso il ricorso alla clausola compromissoria nelle materie relative al licenziamento.

Approvato anche l’art. 32 relativo all’impugnazione del licenziamento:  anch’esse oggetto del rinvio da parte di Napolitano.

Il termine entro cui si può impugnare un licenziamento passa dagli attuali 5 anni a 6 mesi. La modifica poi, specifica che il termine decorre dalla comunicazione del licenziamento che deve essere necessariamente in forma scritta e deve contenere la motivazione.

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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