La violenza sulle donne nei luoghi di lavoro, proposte di CGIL-CISL-UIL

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Proposta di Intesa di CGIL-CISL-UIL per il contrasto al fenomeno della violenza sulle donne nei luoghi di lavoro

Il 27 novembre 2012, presso l’Ufficio ILO per l’Italia e San Marino, ha avuto luogo la conferenza, organizzata dai sindacati, «La violenza sulle donne nei luoghi di lavoro: le analisi e le proposte di CGIL, CISL e UIL», l’occasione era la Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza contro le Donne.

La violenza sulle donne nei luoghi di lavoro è in effetti un tema poco trattato, soprattutto dai media ed è un bene che le organizzazioni sindacali se ne facciano carico, per contrastare questo fenomeno è molto diffuso, ma ancora poco studiato e poco efficacemente contrastato, soprattutto a livello legislativo.

Ricordiamo a riguardo che in realtà in Italia, manca completamente una normativa adeguata in materia più ampia di mobbing, che generalmente racchiude anche il problema trattato dall’incontro tra i sindacati e a cui hanno preso parte anche figure di spicco del Governo attuali quali il Ministro Fornero e il Ministro Cancellieri.

Uno dei momenti più salienti del dibattito è stato l’intervento di Linda Laura Sabbatini, Direttore Dipartimento statistiche sociali e ambientali dell’ISTAT, che ha consegnato gli ultimi dati raccolti dall’Istituto di Statitistica. Nel suo intervento è emerso quanto i luoghi di lavoro siano “luoghi a rischio per per le donne” che continuano a subire violenze sotto varie forme: ricatti sessuali (richieste di “disponibilità” al momento dell’assunzione, quando si prospettano avanzamenti di carriera ecc…), mobbing , vessazioni e discriminazioni.

Durante la giornata di lavoro è stata presentata la proposta d’intesa, firmata dalle sigle sindacali CGIL CISL e UIL, in merito all’argomento, in particolare le proposte contenute nel documento che alleghiamo in seguito, sono finalizzate a contrastare ogni forma di violenza e discriminazione sulle donne/lavoratrici attraverso:

  1. l’adozione di un Avviso Comune di “Recepimento dell’Accordo Quadro di Bruxelles 2007” sulle molestie e violenze nei luoghi di lavoro;
  2. la promozione e implementazione nell’ambito della contrattazione di secondo livello, di strumenti di prevenzione e contrasto ad ogni forma di violenza e discriminazione di genere, in coerenza con quanto previsto dal D. legislativo 5/2010 attuativo della Direttiva 54/CE/2006 che attribuisce proprio alla contrattazione collettiva un ruolo importante nella definizione di “misure specifiche, ivi compresi codici di condotta, linee guida e buone prassi, per prevenire tutte le forme di discriminazione sessuale e, in particolare, le molestie e le molestie sessuali nel luogo del lavoro, nelle condizioni di lavoro, nonché nella formazione e crescita professionale.”;
  3. la promozione nella contrattazione di secondo livello aziendale e territoriale di Piani di conciliazione e del benessere organizzativo aziendale per meglio armonizzare la vita lavorativa e la vita personale/familiare (work life-balance);
  4. la predisposizione e promozione di percorsi formativi sulla salute e sicurezza in ottica di genere, con particolare riguardo al tema dello stress-lavoro correlato di cui al T.U. 81/2008 e successive integrazioni, rivolti a RSU, RSA e RLS delle Forze dell’ordine, del Servizio sanitario, dei servizi sociali compresi gli addetti impegnati nel settore immigrazione;
  La violenza sulle donne nei luoghi di lavoro (105,3 KiB, 524 download)
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Sull'Autore

Consulente del Lavoro iscritto all'albo provinciale di Campobasso, fondatore e redattore di Lavoro e Diritti. D.U. in Economia e Amministrazione delle Imprese presso l'Università degli Studi di Teramo. Specializzando in Sicurezza sul Lavoro. Esperto Web.

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  • gabriella taddeo

    Finalmente un azione che può dar luogo a una riflessione puntuale sul tema e sensibilizzare il mondo del sindacato declitato ancora troppo al maschile anche nella gestione delle vertenze e nelle discussioni degli integrativi aziendali (il caso Fiat è emblematico sul tema del premio di risultato che penalizza le donne in congedo obbligatorio di maternità). Ma i risvolti sono molteplici e capillari, in aumento in questo periodo, dove le denunce di mobbing, molestie ecc. tendono a rimanere sommerse per la paura della perdita di un posto di lavoro che poi diventa impossibile ritrovare.
    Ma c’è ancora un aspetto che ho riscontrato e che meriterebbe un approfondimento ad hoc, meglio se una ricerca, e che consiste nel valutare l’incidenza negativa sul posto di lavoro per le donne che subiscono maltrattamenti in famiglia. Lavorando con il GOAP, il centro antiviolenza di Trieste, spesso abbiamo constato che donne maltrattate in casa entrano in una spirale negativa lavorativa, essendo evidentemente più vulnerabili e oltre a sviluppare peggioramenti di sanitario vengono a trovarsi in situazioni di disagio lavorativo che sfocia nel mobbing se non addirittura iniziano a subire atti di di molestie vere e proprie. Se c’è qualcuno/a disponibile a verificare quanto l’esperienza qualitativa sembra evidenzia e abbia interesse a effettuare questo tipo di analisi non esiti a contattarmi.

  • carlabinci

    Condivido pienamente il commento di gabriella, ho avuto occasione di conoscere un centro antiviolenza e di partecipare a eventi supportati dalla Consigliera di parità di Ancona.
    L’esperienza che ho avuto mi ha fatto constatare che la mancanza di lavoro o eventi di “violenza” in famiglia sono strettamente legati .