Fiat: La Fiom dice no ai dictat su Pomigliano

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Il Comitato centrale ha ribadito il suo no, alle condizione imposte dalla Fiat per l'investimento sullo stabilimento di Pomigliano. Nel pomeriggio incontro con i sindacati a Roma.

Come era prevedibile, il comitato centrale, riunitosi ieri, ha confermato il no all’accordo separato sullo stabilimento di Pomigliano D’Arco. La Fiat ha convocato per oggi, alle ore 14 un incontro con i sindacati presso la sede di Confindustria a Roma.

Nel documento conclusivo del Comitato centrale, firmato ieri si legge: “Il Gruppo Fiat ha condizionato l’investimento di 700 miliardi di euro per produrre nel 2012 la Panda a Pomigliano, all’accettazione di una proposta ultimativa, non negoziabile, che nel delineare un nuovo sistema di utilizzo degli impianti e di organizzazione del lavoro deroga all’applicazione del Ccnl e di diverse norme di legge in materia di sicurezza e salute sul lavoro e nel lavoro a turni”.

La Fiom, all’unanimità avanza una proposta per sbloccare la situazione: applicare semplicemente il CCNL: “..in assenza di una soluzione aziendale condivisa tra tutte le parti stipulanti, l’unico strumento in vigore e condiviso in materia di orario e organizzazione del lavoro è il Contratto collettivo nazionale. L’applicazione del Ccnl permette alla Fiat la definizione di un regime di orario articolato anche su 18 turni, previo esame congiunto con le Rsu e l’utilizzo di 40 ore pro capite di straordinario comandato.”

Ciò permette alla Fiat di avere garantita una produzione annua di oltre 280.000 Panda con una produzione giornaliera su tre turni di 1.050 vetture che sono gli obiettivi dichiarati dal Gruppo per realizzare gli investimenti a Pomigliano. Se la Fiat sceglie di applicare in tal modo il Ccnl e le leggi, la Fiom ne prende atto senza alcuna opposizione, disponibili ovviamente a una applicazione anche delle parti più rigorose e severe.

Non accedere a questa soluzione renderebbe evidente che per la Fiat l’obiettivo non è né quello della produzione né quello della flessibilità/compatibilità produttiva, ma come evidenziato dalle dichiarazioni dei ministri Sacconi e Tremonti l’obiettivo diventerebbe quello di voler affermare il superamento del Ccnl e aprire la strada al superamento dello Statuto dei diritti dei lavoratori”.

Il Comitato centrale della Fiom ribadisce inoltre che deroghe al Ccnl e la messa in discussione di diritti indisponibili non sono materia a disposizione della contrattazione, sia nei singoli stabilimenti che a livello nazionale. Tanto meno, possono essere materia di ricatto verso le lavoratrici e i lavoratori che dovrebbero scegliere tra mantenere un posto di lavoro o rinunciare ai loro diritti individuali, compresi quelli sanciti dalla Costituzione in materia di sciopero e di contrattazione collettiva delle condizioni di lavoro, elementi che uniscono la libertà e la democrazia di un paese”.

Secondo il segretario generale della Fim-Cisl, Giuseppe Farina con il suo no all’accordo, la Fiom fa solo propanganda. Epifani in una intervista a Repubblica, invita la Fiat a far cadere i limiti proposti su scioperi e malattia: “Abbiamo consultato insigni giuristi e ci dicono che, senza chiarimenti e correzioni, quelle clausole appaiono illegittime o addirittura incostituzionali”. La Cgil è, tuttavia, “assolutamente disponibile a trovare soluzioni per un assenteismo che a tratti ha assunto a Pomigliano caratteristiche intollerabili”. Aggiungendo poi che, “Stiamo rincorrendo centinaia di vertenze in tutta Italia. In questo caso, mi dispiace, è mancato il rapporto tra la Cgil e la Fiom nella costruzione della soluzione”.

Per Enrico Letta, in una intervista al Corriere, se la Fiat chiude Pomigliano sarà solo colpa della Fiom: “Se questo accordo saltasse sarebbe una pessima notizia per l’Italia, per il Sud perché Pomigliano in Campania non è sostituibile e 5mila lavoratori non sono sostituibili…Io sono sempre molto rispettoso dell’autonomia del sindacato, penso però che la Fiom si assume una grave responsabilità”, non sottoscrivendo l’accordo.

Sono due esigenze primarie a confronto: la necessità di mantenere l’occupazione di migliaia di persone, in una zona del paese, tra l’altro molto problematica e, l’esigenza di tutelare i diritti fondamentali dell’uomo-operaio sanciti dalla nostra Costituzione e dalla Statuto dei lavoratori. Credo che si possa arrivare ad una soluzione equa per  tutti, a condizione però che la fiat faccia un piccolo passo indietro.

Sicuramente la dignità e i diritti fondamentali delle persone, prima ancora che degli operai, non possono essere calpestati per il maledetto dio denaro!

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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