Fiat Mirafiori: tutto pronto per il referendum tra liti e veleni

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A poche ore dal referendum per Mirafiori, la Fiom tuona contro il Lingotto: l'azienda si sostituisce ai sindacati.

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Domani, giovedi 13 gennaio, finalmente inizieranno le votazioni dei lavoratori di Mirafiori, per dire si o no all’accordo separato firmato lo scorso dicembre.

Inizieranno i lavoratori del terzo turno, alle ore 22; seguiranno nella giornata di venerdi i lavoratori del primo e del secondo turno. le votazioni saranno chiuse alle 18.45 di venerdi.

Ma l’aria resta tesa; la Fiom insorge contro il Lingotto che, come scritto nel comunicato stampa, “da questa mattina, sta fermando la produzione e riunendo  gruppi di lavoratori, spiegando loro, a modo suo, i contenuti dell’accordo separato del 23 dicembre. In pratica, la Fiat sta facendo le sue assemblee.”

In altre parole, nel silenzio dei sindacati firmatari, l’Azienda ha assunto non solo la guida diretta del fronte del sì, ma addirittura l’iniziativa di sostituirsi ai sindacati stessi.”

“A questo fatto, già clamoroso, se ne aggiunge un altro gravissimo. I capi dicono ai lavoratori delle Carrozzerie che il testo dell’accordo – che è stato distribuito ai lavoratori solo dalla Fiom, ovvero dal sindacato che non lo ha sottoscritto – non sarebbe l’ultima versione dell’accordo stesso. Questa è una patente bugia che, evidentemente, viene diffusa a scopi puramente propagandistici.”

“Le cose non stanno come dice la Fiat, ma se quel che i capi stanno dicendo fosse vero, in quale luogo segreto l’accordo sarebbe stato modificato? E ancora: i sindacati firmatari ne sono stati informati? E soprattutto: su che cosa veramente si voterà nel referendum del 13 e 14 gennaio?”

“Altro che modernità e innovazione delle relazioni sindacali, la realtà è che oggi alla Fiat i lavoratori vengono considerati come una proprietà aziendale e non è previsto nessuno spazio per una loro autonoma rappresentanza. Siamo tornati all’epoca dei padroni delle ferriere.”

Anche Vendola, presente stamattina ai cancelli di Mirafiori ha giudicato questo referendum “una porcata” perché “significa votare tra la sopravvivenza e l’essere buttati per strada. Se ti chiedono di scegliere tra
cadere per terra con il paracadute oppure senza, è chiaro che scegli di cadere con il paracadute”.

Nel comunicato stampa della Fim, si ribadisce il si convinto al referendum: “perchè il loro voto e’ determinante non solo per se stessi ma perchè condizionerà’ il futuro industriale e le prospettive occupazionali di almeno 50 mila lavoratori e delle loro famiglie”. E prosegue: “La Fim ritiene necessario l’accordo anche sul piano della rappresentanza sindacale perche’ senza uno strappo forte su questo terreno la Fiom avrebbe continuato a sfuggire il problema”.

Credo solamente che tutto va bene, anche il referendum, purchè non sia viziato da minacce più o meno occulte da parte dell’azienda e che, sia veramente libera espressione dei lavoratori. Ma se questo ho qualche dubbio..


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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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