Gli stagisti italiani, ecco chi sono

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Un’indagine condotta da Isfol insieme alla Repubblica degli stagisti, fotografa l’esercito degli stagisti Italiani: il 69% sono ragazze tra i 25 e i 30 anni laureate e residenti al Nord.

Un’indagine condotta da Isfol insieme alla Repubblica degli stagisti, presentata lo scorso 8 giugno a Roma, fotografa l’esercito degli stagisti Italiani. Dal sondaggio emerge che gli stagisti sono per lo più  ragazze tra i 25 e i 30 anni laureate e residenti al Nord. Le donne sono il 69% del totale e, per il 45% possiedono una laurea specialistica.

Degno di attenzione è il dato sui master: la media nazionale è del 14%, e da questo dato si differenzia il Sud, dove tra coloro che hanno risposto al sondaggio, sono in possesso di un master il 19%, esattamente il doppio del Nord Est (9%). “Questo fa ipotizzare che al Sud, dove si hanno notevoli difficoltà di trovare lavoro anche con una laurea, in mancanza del lavoro, si tenta la strada del master per avere qualche chance in più proprio di trovare un lavoro”.

Il 37% degli stage sono stati effettuati all’interno di imprese di piccole dimensioni, imprese, con meno di 50 dipendenti; il 22% nelle grandi aziende mentre, nelle  medie imprese ha svolto lo stage soltanto il 13% dei tirocinanti.

Le piccole imprese,  nel 54% dei casi non hanno proposto ai tirocinanti né una proroga dello stage né tantomeno un contratto di lavoro, mentre le grandi aziende “solo” nel 42% dei casi hanno lasciato andar via gli stagisti senza assumerli o “confermarli” almeno con una proroga dello stage.

Le grandi aziende tendano a prorogare lo stage in misura maggiore rispetto alle piccole (26% dei casi contro il 12%), mentre il tasso di stagisti assunti o inseriti con contratti atipici (collaborazioni, contratti a progetto, ecc.) dalle grandi aziende risulta inferiore rispetto alla quota di stagisti assunti o inseriti dalle piccole (22% contro un 25% delle piccole). Più della metà di questi tirocini, vale a dire il 52,5%, si sono chiusi,con una stretta di mano, il 17,4% hanno avuto la proposta di una proroga, il 10,4% non sono stati portati a termine.

Complessivamente, su più di 5.000 stage presi in esame, appena poco più del 21% si è concluso con l’offerta di un lavoro, che solo nel 2,3% dei casi era a tempo indeterminato, per 12 su 100 a tempo determinato o con un contratto a progetto e per circa 7 su 100 sottoforma di una collaborazione occasionale. Pertanto, lo stage si dimostra sturmento utile percompletare la propria formazione ma non per trovare lavoro.

Ogni anno, in Italia, vengono attivati circa 400mila stage; circa un tirocinante su cinque ha già al proprio attivo tre o più esperienze del genere. È l’esercito dei ‘serial stagisti’, tra i quali la componente femminile è circa tre volte superiore rispetto a quella maschile, a conferma delle difficoltà delle donne a inserirsi nel mercato del lavoro, ma anche della maggiore intraprendenza delle ragazze rispetto ai maschi.

Nelle aspettative iniziali, i giovani intervistati ammettono di avere intrapreso uno stage soprattutto per trovare un lavoro (33,2%) e per mettere a punto un proprio percorso professionale (9,3%). Quattro giovani su dieci lo hanno iniziato per completare la propria formazione, il 18,5% per orientarsi nel mondo delle professioni, il 12,5% per ottenere crediti formativi (12,5%).

Infine il compenso economico: “la normativa italiana non prevede l’obbligo di erogare un compenso agli stagisti. a differenza della  Francia (ad esempio),  dove tutti gli stage di durata superiore ai due mesi devono essere retribuiti con una cifra almeno pari al 30% dello SMIC (Salaire minimum interprofessionnel de croissance), in Italia la decisione di erogare o no un rimborso spese è lasciata a ciascun soggetto ospitante, che può decidere in completa autonomia se dare qualcosa, quanto e quando.

Il 52,4%  non prevede alcun rimborso spese, mentre per un terzo dei tirocini è previsto un rimborso basso o molto basso: nel 14% dei casi vengono offerti meno di 250 euro netti al mese, nel 17% tra 250 e 500 euro al mese.

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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