I laureati in tempo di crisi, senza lavoro e malpagati

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L’AlmaLaurea, ha pubblicato il rapporto annuale che monitora l’inserimento lavorativo dei laureati, fino ai primi cinque anni successivi al conseguimento del titolo di studio.  L’indagine ha coinvolto oltre 207.000 laureati ed ha evidenziato come la crisi economica ha avuto ripercussioni forti anche sui neolaureati che lavorano e guadagnano meno rispetto a un anno fa.

Rispetto all’anno scorso è aumentata  la disoccupazione dei laureati; regola che vale per tutti, sia per le lauree brevi o triennali (dal 16,5 al 22%), che per i laureati magistrali passa dal 14 al 21%; la crisi colpisce anche quelle che, sono definite lauree forti come le lauree a ciclo unico (es medicina, architettura o ingegneria); il tasso di disoccupazione per questi ultimi passa dal 9 al 15%.

Non ci sono differenze, nel mondo dei laureati: tra i laureati di primo livello il tasso di occupazione è sceso di quasi 7 punti percentuali (62% rispetto al 69% dell’anno scorso), come tra gli specialistici , dal 53% dell’anno scorso al 45,5% di quest’anno; mentre tra gli specialistici a ciclo unico è di oltre 5 punti percentuali ( il precedente tasso di occupazione era del 43%, attualmente è pari al 37%).

Nota dolente anche la retribuzione: ad un anno dalla sudata laurea, si guadagnano circa 1.050 euro netti mensili: 1.057 per gli specialistici, 1.109 per il primo livello, 1.110 per gli specialistici a ciclo unico.

Rispetto alla precedente rilevazione, le retribuzioni nominali risultano in calo per tutte le tipologie di lauree considerate: la contrazione oscilla dal 2% per i laureati di primo livello, del 3% per le lauree a ciclo unico fino ad arrivare al 5% per le specialistiche.

Nessuna buona novella neppure per quanto riguarda la richiesta di “dottori” da parte delle aziende: il primo bimestre 2010, rispetto al corrispondente bimestre dell’anno precedente, mostra un calo nelle richieste di laureati del 31%; una contrazione della domanda superiore a quella dello stesso periodo dell’anno precedente e che coinvolge la quasi totalità dei percorsi di studio, anche quelli solitamente al vertice dell’occupazione (meno 37% nel gruppo Economico-statistico, meno 9% in Ingegneria).

L’unica notizia positiva la fa registrare la voce “stage”: chi ha avuto una esperienza di stage è un pò più avvantaggiato di chi non ne ha avuto; il tasso di occupazione è pari al 49%, rispetto al 46% di chi non ha effettuato un tirocinio formativo; anche se, rispetto all’anno precedente si affievolisce il vantaggio occupazionale di coloro che realizzano un’esperienza di stage o tirocinio formativo dopo l’acquisizione del titolo (+3 punti percentuali, contro i 6,5 punti dello scorso anno).

Fonte: www.ansa.it

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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