Il governo presenta il piano di azione per l’occupabilità dei giovani attraverso l'integrazione tra apprendimento e lavoro

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Il Ministro del Lavoro e delle politiche sociali e il Ministro dell’istruzione, hanno presentato ieri mattina il nuovo piano per l’occupabilità dei giovani attraverso l’integrazione tra apprendimento e lavoro. Con il "piano 2020 per l’occupabilità dei giovani attraverso l’integrazione tra apprendimento e lavoro", i due ministri, puntano sui giovani per “trasformare la recessione in una straordinaria opportunità di cambiamento”. Si afferma infatti nel progetto che proprio dai giovani si vuol partire per trasformare l’Italia in un paese “più dinamico e competitivo perché dotata di forza lavoro motivata e competente. Con mercati del lavoro aperti e maggiormente inclusivi. Con minori barriere e divari culturali, geografici, generazionali e di genere”.

Il Ministro del Lavoro e delle politiche sociali e il Ministro dell’istruzione, hanno presentato ieri mattina il nuovo piano per l’occupabilità dei giovani attraverso l’integrazione tra apprendimento e lavoro.

Con il “piano 2020 per l’occupabilità dei giovani attraverso l’integrazione tra apprendimento e lavoro”, i due ministri, puntano sui giovani per “trasformare la recessione in una straordinaria opportunità di cambiamento”. Si afferma infatti nel progetto che proprio dai giovani  si vuol partire per trasformare l’Italia in un paese “più dinamico e competitivo perché dotata di forza lavoro motivata e competente. Con mercati del lavoro aperti e maggiormente inclusivi. Con minori barriere e divari culturali, geografici, generazionali e di genere”.

Nel piano presentato c’è anche un “mea culpa” delle istituzioni che finalmente sono riuscite a capire che in Italia, i giovani seppur profondamente preparati entrano in contatto con il mondo del lavoro troppo tardi rispetto ai colleghi europei e che, affianco a ore e ore sui libri c’è nei fatti, una mancanza di “attività pratiche” che consentano un miglior approccio al lavoro.

A ciò si aggiunge una forte inefficienza di quelli che dovrebbero essere invece, i servizi di collocamento e orientamento al lavoro che, più di ogni altro, “possano agevolare una più celere transizione verso il mercato del lavoro consentendo altresì, alle istituzioni scolastiche e alle università, la continua riprogettazione e l’adattamento della offerta formativa e un costante contatto con il territorio in cui operano”.

I ministri, prevedono che al 2020 il nostro paese “avrà una forte carenza di competenze elevate e intermedie legate ai nuovi lavori e, un disallineamento complessivo della offerta formativa rispetto alle richieste del mercato del lavoro”.

Per ovviare a questo e permettere la piena occupabilità dei giovani italiani, nel piano di azione presentato si individuano sei aree di intervento prioritarie che i ministeri si propongono di implementare rapidamente, “secondo una visione integrata e con il concorso di tutti gli attori coinvolti, affidando il compito di impulso, coordinamento e monitoraggio a una “cabina di pilotaggio” condivisa”.

Queste sei aree sono così elencate:

  • facilitare la transazione dalla scuola al lavoro con “interventi integrati e strutturati di politiche attive del lavoro che rendano più fluidi e trasparenti i meccanismi che regolano l’incontro tra domanda e offerta di lavoro e che anticipino il contatto tra lo studente e l’impresa lungo tutto il percorso scolastico e formativo e quello universitario”. Potenziare la rete degli operatori, autorizzati o accreditati, presenti sul mercato del lavoro, contrastare i canali informali che operano al di fuori del sistema, rilanciare la borsa continua nazionale del lavoro;
  • rilanciare l’istruzione tecnico – professionale: “l’istruzione tecnica rappresenta una opportunità per i giovani e per le imprese, ma soprattutto una necessità per il Paese. La ripresa economica non potrà prescindere dalla rinascita del settore manifatturiero e del made in Italy che sono storicamente collegati agli istituti tecnici”;
  • rilanciare il contratto di apprendistato;
  • ripensare l’utilizzo dei tirocini formativi, promuovere le esperienze di lavoro nel corso degli studi, educare alla sicurezza sul lavoro, costruire sin dalla scuola e dalla università la tutela pensionistica;
  • ripensare il ruolo della formazione universitaria;
  • aprire i dottorati di ricerca al sistema produttivo e al mercato del lavoro.

L’idea non è male anzi. Questo piano d’azione potrebbe forse servire per eliminare finalmente la vetustà che accompagna la formazione culturale e soprattutto professionale dei giovani italiani. Speriamo solo che alle idee seguano i fatti e soprattutto che come accade sempre, non rimanga un progetto seguito a metà. Staremo a vedere.

Fonte: www.lavoro.gov.it.

Per chi volesse approfondire l’argomento, alleghiamo la sintesi del piano di azione.

  Piano di occupabilità Sacconi - Gelmini (92,9 KiB, 1.129 download)
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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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