Il posto fisso

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La settimana che sta per terminare è stata caratterizzata dal dibattito innescato dal Ministro Tremonti sul fatidico posto fisso. Lunedi, il nostro ministro dell’economia, senza precedenti avvisaglie, ha esordito dicendo che il “posto fisso” è un valore o meglio, “ il posto fisso è la base su cui organizzare vita e famiglia”; parole immediatamente avallate da Berlusconi.

Ma il posto fisso esiste ancora o è solo un lontano retaggio dei bei giorni ormai sfumati? Beh, non occorre essere scienziati per capire che ormai il posto fisso non esiste più. Basta guardarci intorno: migliaia di laureati e menti eccellenti che si ritrovano inoccupati o disoccupati, aziende medie e piccole che chiudono i battenti giorno dopo giorno, grandi aziende in cassa integrazione, un aumento impressionante del ricorso agli ammortizzatori sociali e, potremmo proseguire fino all’infinito.

La nostra società lavorativa è ormai votata al precariato. In fondo forse, anche in precedenza è sempre stata così. Il concetto di posto fisso (a parere di chi vi scrive) implica che se una persona trova un lavoro, lo porta avanti fino alla pensione con la garanzia, però che non possa essere licenziato da un momento all’altro. Tutto ciò non sempre avviene.

Fatta eccezione per le grandi realtà aziendali, l’economia italiana è fondata su medie e piccole imprese che, non danno garanzie di non essere licenziati. E’ sufficiente pensare all’art.18 dello Statuto dei lavoratori (reintegra nel posto di lavoro) che obbliga al reintegro le aziende con più di 15 dipendenti o con più di 5 se agricola. Se cosi è, nessuno può avere la garanzia di non essere licenziato da un momento all’altro.

L’unica categoria di lavoratori che può sentirsi sicuro del proprio posto è quello nella pubblica amministrazione dove il rischio di perdita del lavoro è praticamente zero; tant’è che i lavoratori del pubblico impiego non pagano l’assicurazione sulla disoccupazione. Ben si capisce però, che l’economia non è solo pubblica amministrazione.

Credo che un mercato flessibile, ma non precario, sia la giusta soluzione, a condizione però che il lavoratore, debba aver occasioni lavorative diverse dove poter spendere le proprie competenze professionali. Il lavoratore deve essere una risorsa e non un soggetto da parcheggiare per otto mesi con gli ammortizzatori sociali e alternative zero!

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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