Istat: 6 milioni in cerca di lavoro e famiglie sempre più povere

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Rapporto annuale Istat 2013, quasi 15 milioni a fine 2012 le persone in condizione di deprivazione o disagio economico

Per nulla confortanti i dati pubblicati dall’Istat nel “Rapporto annuale 2013”, con il quale, l’Istituto di statistica fotografa la situazione del Bel Paese.

Le famiglie sono, mai come ora, in forte difficoltà economica a causa della caduta del reddito disponibile. Nel 2012, infatti, il potere d’acquisto delle famiglie è diminuito del 4,8%. Si tratta di una caduta di intensità eccezionale e che giunge dopo un quadriennio, caratterizzato da una continua flessione.

La diminuzione del reddito disponibile ha portato al conseguente calo dei consumi (-1,9) molto superiore a quella della crisi del 2008 -2009 e, in un’ulteriore diminuzione della propensione al risparmio, che si è ridotta fino a toccare il minimo storico dell’8,2%.

Sei famiglie su dieci hanno ridotto la quantità e la qualità degli acquisti alimentari; un comportamento che coinvolge ormai il 62,3 per cento delle famiglie, con un aumento di quasi nove punti percentuali nell’arco di soli dodici mesi. La punta massima del fenomeno si è verificata nel Mezzogiorno (al 73%).

Nel 2012, gli individui in famiglie gravemente deprivate, cioè famiglie che presentano quattro o più segnali di deprivazione su un elenco di nove, rappresentano il 14,3 per cento del totale in crescita rispetto all’11,2% dell’anno precedente e con un’incidenza più che doppia di quella registrata solo due anni prima (6,9 per cento nel 2010).

Il 16,6% delle persone intervistate, dichiarano di non potersi permettere un pasto adeguato (cioè con proteine della carne, del pesce o equivalente vegetariano) almeno ogni due giorni. Il 21,1% afferma di non riuscire a riscaldare adeguatamente la propria abitazione (in pratica sono raddoppiati in due anni).

Gli individui che vivono in famiglie che non possono sostenere spese impreviste di un importo relativamente contenuto raggiungono il 41,7 per cento (erano il 38,6 per cento nell’anno precedente). Sostanzialmente stabili risultano, invece, l’indicatore relativo all’avere arretrati per il mutuo, l’affitto, le bollette o per altri debiti e quelli relativi alla possibilità di accedere a beni durevoli di largo consumo.

Nessuna buona notizia neanche per quanto riguarda il mercato del lavoro (e anche di questo ce ne eravamo già accorti!). Le persone in cerca di lavoro da almeno 12 mesi sono aumentate dal 2008 di 675 mila unità e rappresentano oggi oltre la metà del totale mentre la durata media della ricerca si è allungata raggiungendo i 21 mesi.

Le persone che non hanno un lavoro, non lo cercano attivamente, ma sarebbero disponibili a lavorare, sono più di 3 milioni che sommati ai disoccupati portano a 6 milioni le persone potenzialmente impiegabili.

Più della metà dei “nuovi disoccupati” ha una età che va dai 30 ai 49 anni. Il Sud, manco a dirlo è il più colpito dalla piaga della disoccupazione. Il tasso di disoccupazione ha superato nel Mezzogiorno il 17 per cento, quasi 10 punti percentuali più che al Nord, e la durata della ricerca di lavoro, allungatasi in tutto il territorio nazionale, ha raggiunto nelle regioni meridionali punte di 27 mesi.

I giovani continuano i più colpiti dalla crisi: in quattro anni il tasso di occupazione dei 15-29enni (pari al 32,5 per cento) è diminuito di circa 7 punti percentuali, e solo nel 2012 di 1,2 punti. Si tratta di 727 mila giovani occupati in meno tra il 2008 e il 2012; nel Mezzogiorno, il tasso di occupazione giovanile è pari alla metà di quelli del Nord (22,5 per cento contro il 41,5 per cento).

Ovviamente sono aumentati i ricorsi ai contratti di lavoro flessibili, con un forte aumento dei contratti a breve durata anche se, quasi un lavoratore su cinque con impiego a tempo determinato lo ha da almeno cinque anni. È, inoltre, diminuita la probabilità di transizione dal tempo determinato verso il lavoro standard con un aumento dei passaggi verso la disoccupazione.

In tutto questo non c’è da stupirsi se la fiducia degli italiani nelle Istituzioni e, soprattutto nei partiti politici è, praticamente sotto i piedi. tuttavia, se ciò ci può consolare, rimaniamo un popolo di ottimisti che si ritiene soddisfatto per la propria vita nel complesso.

Tra le persone di 14 anni e più, oltre il 90 per cento dichiara di essere soddisfatto per le relazioni familiari, quasi l’85 per cento per quelle amicali. Anche la soddisfazione per la salute è molto diffusa, come pure le valutazioni del proprio tempo libero.

Il rapporto completo sul sito Istat: http://www.istat.it/it/

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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