Istat: i dati sui contratti collettivi e le retribuzioni contrattuali

Con comunicato stampa l'Istat ha reso pubblici i dati relativi ai CCNL e le retribuzioni contrattuali relative al mese di marzo 2012.

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Con comunicato stampa l’Istat ha reso pubblici i dati relativi ai CCNL e le retribuzioni contrattuali relative al mese di marzo 2012. Nel mese di marzo l’indice delle retribuzioni contrattuali orarie registra una variazione nulla rispetto al mese precedente e un incremento dell’1,2% rispetto a marzo 2011. Nel primo trimestre del 2012 la retribuzione è cresciuta dell’1,3% rispetto al corrispondente periodo del 2011. Secondo l’Istat quindi le retribuzioni sono rimaste ferme in confronto ad un mese fa. Sono aumentate poco più dell’1% rispetto a marzo dello scorso anno.

Andamento settoriale

L’Istat ha rilevato che nel mese di marzo i settori che presentano gli incrementi tendenziali maggiori sono: tessili, abbigliamento e lavorazioni pelli (2,9%), chimiche, comparto di gomma, plastica e lavorazioni minerali non metalliferi, settore delle telecomunicazioni (per tutti e tre i comparti incrementi del 2,7%), energia e petroli, estrazione minerali (entrambi aumenti del 2,6%). Si registrano, invece, variazioni nulle per l’agricoltura, il credito e assicurazione e per tutti i comparti della pubblica amministrazione.

Copertura contrattuale

L’Istat ha sottolineato che nel mese di marzo non si sono osservate né scadenze, né rinnovi contrattuali. Alla fine di marzo risultano in vigore 42 accordi, che regolano il trattamento economico di 8,8 milioni di dipendenti. L’indagine sulle retribuzioni contrattuali permette di calcolare la quota dei contratti collettivi nazionali di lavoro che resterebbe in vigore nel semestre successivo nell’ipotesi di assenza di rinnovi.

Per il totale dell’economia, l’incidenza dei contratti collettivi in vigore, rispetto a quella rilevata a marzo 2012, resterebbe costante fino a giugno scendendo leggermente a partire da luglio (dal 61,8% al 61,2%): per il solo settore privato la quota (pari all’84,3%) si ridurrebbe all’83,5%.

 

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