Rapporto Istat: in Italia tanti poveri e boom di inattività

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Il rapporto Istat sulle condizioni del Paese: una Italia, in cui aumentano i poveri, i neet e dove le donne fanno ancora fatica ad ottenere la parità

L’Istat ha pubblicato il rapporto “Noi Italia. 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo”; una fotografia del Bel Paese sugli aspetti economici, sociali, demografici e ambientali .

L’Italia continua ad essere un paese spaccato dalle differenze di genere: le donne occupate sono il 49,9%, gli uomini il 72,6%. Continua ad aumentare la disoccupazione: il tasso di occupazione della popolazione in età 55-64 anni nel 2011 è al 37,9%, in aumento rispetto al 2010.

Fa paura anche il tasso di inattività della popolazione tra i 15 e 64 anni che, non subisce variazioni rispetto al 2010, attestandosi al 37,8%, valore tra i più elevati d’Europa. Particolarmente elevata appare l’inattività femminile (48,5%), anche se in lieve riduzione rispetto al passato.

Il tasso di disoccupazione giovanile italiano (15-24 anni) è al 29,1%, in aumento per il quarto anno consecutivo e superiore a quello medio dell’Unione europea (21,4%). La disoccupazione di lunga durata (che perdura cioè da oltre 12 mesi) ha riguardato, nel 2011, il 51,3% dei disoccupati nazionali, il livello più alto raggiunto nell’ultimo decennio.

La quota di unità di lavoro irregolari è pari al 12,2%c(2011). Il Mezzogiorno registra l’incidenza del lavoro non regolare più elevata del Paese, oltre il doppio rispetto a quella del Nord; a livello settoriale, nell’agricoltura quasi un quarto dell’occupazione è non regolare.

Condizioni economiche delle famiglie

Nel 2011 le famiglie in condizioni di povertà relativa sono l’11,1%: si tratta di 8,2 milioni di individui poveri, il 13,6% della popolazione residente. La povertà assoluta coinvolge il 5,2% delle famiglie, per un totale di 3,4 milioni di individui.

Nel 2010 circa il 57% delle famiglie residenti in Italia ha acquisito un reddito netto inferiore a quello medio annuo (29.786 euro, circa 2.482 euro al mese). In Sicilia si osserva la più elevata diseguaglianza nella distribuzione del reddito e il reddito medio annuo più basso (il 28,6% in meno del dato medio italiano); sempre in questa regione, in base al reddito mediano, il 50% delle famiglie si colloca al di sotto di 17.459 euro annui (circa 1.455 euro al mese).

Nel 2011 il 22,4% delle famiglie residenti in Italia presenta almeno tre delle difficoltà considerate nel calcolo dell’indice sintetico di deprivazione, con un aumento rispetto all’anno precedente di oltre sei punti percentuali.

Nota dolente anche il capitolo Istruzione: la spesa in istruzione e formazione è il 4,5% del Pil nel 2010, valore più basso di quello dell’Ue27 (5,5%).

Nel 2011 il 44% circa della popolazione tra i 25 e i 64 anni ha conseguito la licenza di scuola media inferiore come titolo di studio più elevato, un valore molto distante dalla media Ue27 (26,6%). Fra i 18-24enni il 18,2% ha abbandonato gli studi prima di conseguire il titolo di scuola media superiore, contro il 13,5% dei paesi Ue: tra i giovani stranieri l’abbandono scolastico raggiunge il 43,5%.

La permanenza dei giovani all’interno del sistema di formazione, anche dopo il termine dell’istruzione obbligatoria, è pari all’83,3% tra i 15-19enni e al 21,5% tra i 20-29enni. La media Ue21 nelle due classi considerate è lievemente più alta (pari rispettivamente a 86,7% e 27,4%): di conseguenza, l’Italia si pone in una posizione intermedia nella graduatoria dei paesi europei.

Nel 2011 sono più di due milioni i cosiddetti NEET, cioè i giovani tra i 15 e 29 anni non inseriti in un percorso scolastico e/o formativo né impegnati in un’attività lavorativa (il 22,7% del totale), un valore fra i più elevati in Europa. Significativa è anche la differenza di genere, con una percentuale del 20,1% fra i ragazzi e del 25,4% fra le ragazze.

Strutture produttive

Nel 2010 in Italia operano più di 63,5 imprese ogni 1.000 abitanti, un valore tra i più elevati d’Europa. Il tasso di imprenditorialità – calcolato come rapporto tra numero di lavoratori indipendenti e totale dei lavoratori delle imprese – sfiora il 31% ed è il più elevato fra i paesi dell’Unione europea. La propensione all’imprenditorialità è maggiore nel Mezzogiorno (38,4%) che nel Centro-Nord (28,8%).

La dimensione media delle imprese italiane, pari a 3,9 addetti, in ambito europeo è superiore solo a quella di Portogallo, Slovacchia, Repubblica Ceca e Grecia. Nel Mezzogiorno prevalgono le micro imprese, sia di servizi sia industriali; nel Nord-ovest predomina la grande industria; nel Nord-est le micro e piccole imprese dell’industria e nel Centro le grandi imprese dei servizi.

Le aziende agricole sono oltre 1,6 milioni, con una superficie totale di 17,1 milioni di ettari (2010). Dal 2000 il loro numero si è ridotto del 32,4%, ma è cresciuta la dimensione media.

Le aziende agrituristiche sono oltre 20 mila, più di un terzo delle quali gestite da donne. Negli ultimi anni si registra un notevole incremento di questa tipologia di offerta turistica, cresciuta di oltre il 50% sia nel numero di strutture che di posti letto.

In Italia continua ad aumentare la quota del consumo interno lordo di energia elettrica coperta da fonti rinnovabili, che tocca il 23,8% nel 2011, avvicinandosi all’obiettivo Ue del 26% per il 2020. Ma, guardando al 2010, l’Italia si allontana dal protocollo di Kyoto, con le emissioni di gas serra salite del 2%. Sul piano ambientale un altro aspetto negativo riguarda i rifiuti urbani, circa la metà viene ancora smaltito in discarica.

Il rapporto analizza anche altri fattori, quali la sicurezza e criminalità, la sanità, la spesa pubblica. Potete approfondire il contenuto dello studio seguendo il link

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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