La Fiat continuerà ad essere italiana, ma fino a quando?

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La Fiat conferma gli investimenti a condizione che gli impianti italiani siano governabili, ci sia pieno utilizzo degli impianti e remunerazione degli investimenti.

Al termine dell’incontro tenutosi lo scorso sabato, tra l’Ad Fiat, Berlusconi, i Ministri Giulio Tremonti, Paolo Romani e Maurizio Sacconi e, il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta, il Lingotto ha confermato l’intenzione di perseguire gli obiettivi di sviluppo della multinazionale italiana, che prevede la crescita della produzione nel nostro paese da 650 mila a 1 milione e 400 mila auto, un obiettivo sostenuto da un investimento di Fiat e Fiat Industrial per circa 20 miliardi di euro.

Ma a che prezzo? Marchionne è stato chiaro: tutto ciò a patto che le relazioni industriali siano tali da garantire la “governabilità degli stabilimenti, il pieno utilizzo degli impianti e la remunerazione degli investimenti”.

Il Governo fa sapere in una nota “ ha preso atto positivamente delle intenzioni manifestate dall’azienda e del suo ruolo sul mercato globale. L’esecutivo ha inoltre confermato che concorrerà a realizzare le migliori condizioni di competitività perché gli investimenti previsti in Italia siano il volano per raggiungere il più alto posizionamento rispetto ai concorrenti del settore”.

Torna quindi la condizione degli accordi separati già in atto a Pomigliano e Mirafiori che, di fatto hanno escluso uno dei sindacati più rappresentativi dei metalmeccanici; la Fiom.

Landini al proposito ha affermato che “La governabilità delle fabbriche, gli intoppi al progetto Fabbrica Italia, sono scuse per non dire che Marchionne non ha un vero piano industriale. Che sta investendo in Polonia e in Serbia e che c’e un depotenziamento delle attività in Italia”.

In una nota della CGIL si legge: “L’Incontro di oggi non ha risolto i problemi della Fiat, sia dal punto di vista dell’allocazione degli investimenti e quindi della definizione precisa del piano industriale, sia dal punto di vista della collocazione della direzione strategica del gruppo, decisione che è stata rimandata al 2014″.

“Tutto ciò conferma le nostre preoccupazioni per l’assenza della capacità del governo di avere risposte, ma anche impegni precisi da parte della Fiat. Scaricare sui lavoratori ancora una volta le responsabilità del futuro industriale della Fiat dimostra solo l’assenza di indirizzo e di governo nei confronti del più grande gruppo industriale italiano”.

Continuiamo ad aspettare di capire cosa sarà del “cuore italiano” Fiat e del suo futuro!

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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