Lavoro minorile, in Italia 260.000 i minori sotto i 16 anni coinvolti

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Associazione Bruno Trentin e Save the Children rivelano che più di 1 minore su 20 sotto i 16 anni in Italia è coinvolto nel lavoro minorile

Oggi, 12 giugno, si celebra in tutto il mondo la Giornata mondiale contro il lavoro minorile, quest’anno dedicata al lavoro domestico. Secondo l’ILO il numero totale di minori lavoratori a livello mondiale è di 215 milioni. Di questi, 115 milioni svolgono lavori considerati pericolosi, incluse le forme peggiori di lavoro minorile; almeno 15,5 milioni di bambini — perlopiù femmine, svolgono lavoro domestico.

Proprio per tale occasione, è stata presentata a Roma, alla presenza del Ministro del Lavoro,del Sottosegretario all’Istruzione e, del Segretario Generale della CGIL Susanna Camusso, i primi dati dell’indagine sul lavoro minorile in Italia, realizzata da Associazione Bruno Trentin e Save the Children.

L’’indagine è stata fatta, realizzando 2.005 interviste a minori iscritti al biennio della scuola secondaria superiore in 15 province italiane campione (Treviso, Vicenza, Torino, Genova, Monza e della Brianza, Lecco, Pisa, Roma, Frosinone, Caserta, Avellino, Napoli, Bari, Palermo, Trapani) e in 75 scuole campione.

I dati emersi, che potrete trovare sul sito di save the children, sono scioccanti: più di 1 su 20 nel nostro paese, sono i minori sotto i 16 anni (il 5,2% del totale nella fascia di età 7-15 anni) coinvolti nel lavoro minorile. 260.000 i pre-adolescenti “costretti” a lavorare già giovanissimi a causa delle condizioni familiari, di un rapporto con la scuola che non funziona  o per far fronte da soli ai loro bisogni.

Sono 30.000 i 14-15enni a rischio di sfruttamento che fanno un lavoro pericoloso per la loro salute, sicurezza o integrità morale, lavorando di notte o in modo continuativo, con il rischio reale di compromettere gli studi, non avere neanche un piccolo spazio per il divertimento o mancare del riposo necessario.

Il 72% dei ragazzi, fa la prima esperienza di lavoro subito dopo i 13 anni; per 100 ragazzi di 14-15 anni, quasi il 22% riferisce di aver fatto una qualche esperienza di lavoro, soprattutto solo dopo i 13 anni.

ll 46% dei minori 14-15enni che lavorano sono femmine. Le esperienze di lavoro dei minori tra i 14 e 15 anni sono in buona parte occasionali (40%), ma 1 su 4 lavora per periodi fino ad un anno e c’è chi supera le 5 ore di lavoro quotidiano (24%). La cerchia familiare è l’ambito nel quale si svolgono la maggior parte delle attività. Per il 41% dei minori si tratta infatti  di un lavoro nelle mini o micro imprese di famiglia, 1 su 3  si dedica ai lavori domestici continuativi per più ore al giorno, anche in conflitto con l’orario scolastico, più di 1 su 10 lavora presso attività condotte da parenti o amici, ma esiste un 14% di minori che presta la propria opera a persone estranee all’ambito familiare.

Tra i principali lavori svolti dai minori fuori dalle mura domestiche prevalgono quelli nel settore della  ristorazione (18,7%), come il barista o il cameriere, l’aiuto in cucina, in pasticceria o nei panifici, seguito dalla vendita stanziale o ambulante (14,7%), dove si fa il commesso o toccano le pulizie, insieme al lavoro agricolo o di allevamento e maneggio degli animali (13,6%).L’1,5% lavora anche in cantiere.

Ciò che emerge dalla ricerca partecipata qualitativa che ha coinvolto 163 minori a Napoli e Palermo, è lo scarso valore delle attività  svolte da ragazze e ragazzi anche giovanissimi, che di fatto non insegnano nulla e non possono quindi essere messe a capitale per una futura professione.

Meno della metà dei minori che lavorano tra i 14 e 15 anni dichiara di ricevere un compenso (45%), di questi solo 1 su 4 lavora all’esterno della cerchia familiare.

E’ necessario procedere tempestivamente all’adozione di un Piano Nazionale sul Lavoro Minorile, si legge nel comunicato di Save the children, che preveda da un lato la creazione di un sistema di monitoraggio regolare del fenomeno e dall’altro le azioni da svolgere per intervenire efficacemente sulla prevenzione e sul contrasto del lavoro illegale, e in particolare delle peggiori forme di lavoro minorile.

Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children Italia ha così commentato questo studio: “Quasi 1 bambino su 3 sotto i 6 anni vive ai limiti della povertà e il 23,7% è in uno stato di deprivazione materiale, per questo riteniamo che tra le misure preventive del Piano si debba ad esempio includere l’estensione a tutte le famiglie di questi minori dei benefici della Carta Acquisti appena varata in via sperimentale, facendo sì che i percorsi di inclusione sociale abbinati alla Carta prevedano la frequenza scolastica e la prevenzione del lavoro minorile.”

“Chiediamo anche che venga favorito il raccordo scuola-lavoro e si promuovano le esperienze più professionalizzanti. Per i ragazzi che vivono in aree ad alta densità criminale proponiamo di promuovere “aree ad alta densità educativa”, basate sull’offerta attiva di opportunità e spazi qualificati per i più giovani, a scuola e sul territorio.”

Susanna Camusso, Segretario Generale CGIL ha affermato:“La prima straordinaria riforma di cui ha bisogno il nostro Paese è quella dell’istruzione. In questi anni abbiamo avuto tagli e i risultati sono dinnanzi a tutti, ad esempio l’aumento della dispersione scolastica. Fino a generare in tanti giovanissimi l’dea che studiare è inutile, lasciando che entrino così in un circuito di marginalità,” “Come indicato nel Piano del lavoro della Cgil, sviluppo della scuola dell’infanzia, obbligo a 18 anni e diritto allo studio sono l’asse portante di una riforma che ha per fondamento l’istruzione come risorsa collettiva e dei singoli, tanta formazione, formazione permanente e di qualità, con trasparenza dell’accesso al lavoro e lotta all’evasione e al sommerso, cui appartiene il lavoro minorile. La legalità non è solo riscatto etico del Paese, mobilitazione sociale e civile, è una grande risorsa economica.”

Il testo integrale del dossier lo trovate seguendo il link

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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  • Antonino Trovato

    E’ una vergogna atroce ed impensabile in un paese cosiddetto civile e democratico .Bisogna che i partiti, le associazioni imprenditoriali, le organizzazioni sindacali creano una giusta mobilitazione per impedire che questo fenomeno diventi strutturale .

    • Ciao Antonino hai ragione, i miei nonni mi raccontano sempre che quando erano piccoli loro, hanno vissuto la seconda guerra, i ragazzini andavano a “garzone” a imparare un mestiere. Nel rapporto di save the children invece si parla di verpo e proprio sfruttamento, con lavori notturni, pesanti e non retribuiti. Quindi i tempi sono cambiati e le persone anche, non si ha più rispetto di nulla e di nessuno in nome del “dio denaro”