Marchionne: per la Fiat salari tedeschi e azioni agli operai

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Per Marchionne l'investimento a Mirafiori si farà, arrivando anche ad un aumento dei salari e alla partecipazione agli utili dei lavoratori.

Dopo la vittoria del si al referendum di Mirafiori, il “caso Fiat” continua a tenere banco perchè, nonostante il voto favorevole, tra gli operai è prevalso comunque il no. Allora tutti si chiedono se Marchionne manterrà le sue promesse di investimento o meno o,cosa sarà della Fiom; d’improvviso tornando alla ribalta anche il tema annoso e mai risolto della rappresentanza sindacale disciplinata dall’inattuato art.39 Cost.

L’Ad Fiat svela il suo pensiero in una intervista a Repubblica, dopo aver ribadito che se avesse vinto il no, Fiat avrebbe chiuso i battenti, semplicemente perchè un contratto come quello di Mirafiori “ c’è già a Pomigliano, e io non posso avere due sistemi diversi per la stessa azienda e lo stesso lavoro”.

Sul 50 % dei lavoratori che hanno votato no, l’Ad Fiat dice di volerli recuperare e portarli dentro il progetto: “Ci sono due voti che mi preoccupano: quello di chi ha votato no su informazioni sbagliate e quello di chi ha votato sì per paura. Voglio convincerli, spiegare chi sono. E’ impossibile che negli Usa dicano che gli ho salvato la pelle e qui la pelle vogliano farmela”.

Mirafiori quindi produrrà Chrysler: “la Jeep verrà prodotta qui in 280 mila esemplari all’anno, per tutto il mondo. E grazie a Chrysler, l’Alfa arriverà in America, con una rete di 2 mila concessionari, e farà il botto”.

L’intenzione dell’Ad è di alzare i salari e di far partecipare i lavoratori agli utili: “Possiamo arrivare al livello della Germania e della Francia. Io sono pronto”.

Intanto la Fiom continua la sua battaglia e chiede a gran voce la riapertura dell’accordo “gli operai – dice – non ci hanno lasciati soli”.“Alla luce di questo risultato, si legge nel comunicato stampa Fiom – sarebbe un atto di saggezza da parte di Fiat riaprire una trattativa vera, perché le fabbriche, per funzionare, hanno bisogno del consenso dei lavoratori, ed è evidente che l’Azienda non ce l’ha. Il sindacato e i lavoratori vogliono l’investimento, ma vogliono anche continuare ad avere diritti e dignità.” Se c’è un sindacato che, con questo voto, dimostra di essere rappresentativo è la Fiom. Ci si dovrebbe chiedere come si fa a governare le fabbriche senza consenso. La Fiom non rinuncerà ad essere in quella fabbrica”.

Susanna Camusso, leader della Cgil, sostiene che il voto di Mirafiori ha bocciato “la possibilità di governare la fabbrica senza il consenso dei lavoratori, spetta ora a Fiat ragionare sul risultato”. Vedremo!

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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