Marchionne: senza il si dei lavoratori salta il finanziamento per Mirafiori

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Nuovo diktat di Marchionne: se al referendum di Mirafiori vince il no, salta l'investimento.

Marchionne non ha perso tempo nel ribadire la sua posizione circa l’accordo separato firmato alla vigilia di Natale per lo stabilimento Fiat di Mirafiori che, tra un paio di settimane i lavoratori dovranno votare con referendum: “Se vincerà il no, anche con il 51%, la Fiat non farà l’investimento”.

”Se il referendum di Mirafiori raggiungerà il 51% di sì andremo avanti con il nostro progetto. La gente si deve impegnare a fare le cose. A Mirafiori la Fiat non ha lasciato fuori nessuno. Se qualcuno ha deciso di non firmare non significa che io abbia lasciato fuori qualcuno”.

Queste le parole dell’AD di Fiat nel giorno del debutto in borsa dei titoli sociatari dopo lo scorporo dell’area auto con “Fiat spa” e dell’area industriale con “Fiat insustrial” per la produzione dei veicoli Iveco.

Intanto in una intervista al Corriere della Sera, il segretario CGIL Camusso ha affermato che se vince il si, “si può accettare il risultato per quanto riguarda tutte le materie contrattuali dell’accordo, ma non per quelle che sono appunto indisponibili”, come il diritto di sciopero o l’esclusione da una fabbrica di un sindacato come la Fiom. E aggiunge: “Sono consapevole che hanno di fronte una scelta difficile, perche’ il referendum è stato presentato in definitiva come una scelta per il posto di lavoro. Ma, pur rispettando questo travaglio, credo sia giusto ribadire che l’accordo è sbagliato e che si possa quindi votare no”

Anche Cofferati, ex segretario della CGIL appoggia il no della Fiom all’accordo su Mirafiori:”A rendere impossibile la firma dell’intesa su Mirafiori da parte della Fiom, ancor prima del giudizio negativo espresso dagli organismi direttivi del sindacato dei meccanici sul testo conclusivo presentato dalla Fiat, sono i decisivi vincoli statutari”.

“Il protocollo attuativo dello statuto della Cgil numero 4 (ripreso poi nello statuto della Fiom) – spiega Cofferati – non casualmente intitolato ‘Democrazia nella solidarietà’, vieta alle organizzazioni della Confederazione di presentare piattaforme o di firmare accordi che contengano lesioni dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori sanciti dalle leggi e dai contratti”.

Anche per questo una firma Fiom al testo di Mirafiori, come a quello di Pomigliano, non è possibile, pena una gravissima lesione statutaria”.

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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