Marchionne: senza l'Italia la Fiat farebbe meglio

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Per Marchionne l'Italia delle autovetture è solo un peso. Togliere gli stabilimenti italiani significherebbe avere utili stratosferici.

Che per l’AD di Fiat, l’Italia era diventato un peso, lo si era capito da tempo; finalmente Marchionne ha avuto il coraggio di dirlo apertamente.

E cosi, l’Ad del Lingotto a “che tempo che fa” ha chiaramente detto che “Fiat potrebbe fare di più se potesse tagliare l’Italia”;”Nemmeno un euro dei 2 miliardi dell’utile operativo previsto per il 2010 arriva dall’Italia. Fiat non può continuare a gestire in perdita le proprie fabbriche per sempre”.

Dure le reazioni dei sindacati: per Epifani “la verità è che Marchionne vorrebbe andarsene dall’Italia. Non a caso sostiene di non avere più debiti con il nostro Paese. E’ come se si sentisse obbligato a stare qui da noi, mentre il gruppo è sempre più americano, forte in Brasile e negli Stati Uniti”.

Bonanni: “Lancio la seguente sfida all’amministratore delegato del Lingotto: arriviamo al pieno utilizzo degli impianti in cambio non solo del salario di produttività, ma anche della ripartizione degli utili e si arrivi ad un livello alto di partecipazione delle decisioni aziendali”.

Roberto Calderoli, intervistato da Repubblica ha dichiarato: “in questi anni gli italiani la Fiat se la sono comprata gia’ due volte. Certo non puo’ essere attribuito tutto a Marchionne, ma lui non puo’ prendere in considerazione solo il suo periodo di gestione. Per altro, gli incentivi del governo li ha presi anche lui e quando sono finiti lo si e’ visto anche nelle vendite. E se crede di riceverne altri, se lo scordi. Se ci saranno soldi, devono andare alle piccole imprese che non hanno mai avuto nulla e che non sputano come lui nel piatto dove hanno mangiato per anni”.

Quindi gli accordi separati, i duri attacchi alla Fiom, le minacce di non investire su Pomigliano, l’umiliazione continua dei lavoratori, servivono solo a questo?

Abbandonare l’Italia è la vera intenzione di Marchionne? beh, di certo non si può pretendere che stabilimenti come Termini Imerese, destinati alla chiusura possano essere produttivi al 100% nè, tantomeno, si può pretendere di ottenere la massima produttività di una azienda tagliando solo i diritti dei lavoratori!

Forse servono investimenti tecnologici, innovazione e perchè no, anche riconversione ove si acclari che non si può vivere solo di autovetture e che, soprattutto in periodi di crisi come questo, forse sarebbe il caso di puntare su altro…

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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