Tratta di esseri umani e protezione delle vittime, in Gazzetta il decreto

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In Gazzetta Ufficiale il decreto in attuazione della direttiva UE, su prevenzione e repressione della tratta di esseri umani e alla protezione delle vittime

Sulla Gazzetta Ufficiale dello scorso 13 marzo è stato pubblicato il decreto legislativo n. 24/2014, recante attuazione della direttiva 2011/36/UE, relativa alla  prevenzione  e alla repressione della tratta di esseri umani e alla protezione delle vittime. Il decreto entrerà in vigore il prossimo 28 marzo 2014.

La direttiva 2011/36, ha sostituito la decisione quadro 2002/629GAI e prevede norme minime a livello di Unione Europea sia relative alla definizione dei reati e delle sanzioni in materia di tratta di esseri umani, sia per quanto riguarda le misure che mirano a rafforzare la prevenzione del fenomeno e la protezione delle vittime. Vediamo in breve di cosa si tratta.

L’art. 1, definito “principi generali” chiarisce, se pur non n maniera esaustiva quali sono i “soggetti vulnerabili” a cui la normativa si riferisce: “”minori, i minori stranieri  non accompagnati, gli anziani, i disabili, le donne, in particolare se  in  stato  di  gravidanza,  i genitori singoli con figli minori, le persone con disturbi  psichici, le persone che hanno subito torture, stupri o altre  forme  gravi  di violenza psicologica, fisica, sessuale o di genere.

L’art.2 va a modificare le norme penali in materia di riduzione o mantenimento in schiavitu’ o  in servitu’ (art. 600 c.p.) e dell’art. 601 c.p. Da segnalare l’irrilevanza del consenso della vittima allo sfruttamento qualora sia stato utilizzato uno dei metodi coercitivi previsti al fine dell’acquisizione del controllo sul soggetto passivo, la punibilità dell’istigazione, del favoreggiamento, del controllo e del tentativo di tratta. Inoltre, in relazione ai minori, la condotta è punita come reato di tratta anche in assenza dei metodi coercitivi.

L’art. 3, prevede l’applicazione di particolari modalità di espletamento dell’incidente probatorio anche nell’ipotesi di persone maggiorenni in condizione di particolare vulnerabilità.

In merito alle misure di protezione delle vittime di tratta comprese nel decreto legislativo, il testo prevede:

  • una particolare tutela per le vittime minori di età,
  • il diritto all’indennizzo per le vittime;
  • l’individuazione del Dipartimento per le Pari opportunità quale organo di indirizzo e di coordinamento degli interventi in materia;
  • l’adozione di un piano nazionale di azione contro la tratta ed il grave sfruttamento.

Una vera novità è indubbiamente rappresentata dal diritto di indennizzo delle vittime di tratta, previsto dall’art. 6 del decreto legislativo. L’indennizzo  è corrisposto  nella  misura  di   euro
1.500,00 per  ogni  vittima,  entro  i  limiti  delle  disponibilità finanziarie  annuali  del  Fondo per le misure anti tratta,  detratte  le  somme  erogate  alle vittime, a  qualunque  titolo,  da  soggetti  pubblici.

La   domanda   di   accesso   al   Fondo   ai   fini dell’indennizzo è  presentata  alla  Presidenza  del  Consiglio  dei ministri, a pena di decadenza, entro cinque  anni  dal  passaggio  in giudicato della sentenza di condanna che ha riconosciuto  il  diritto al risarcimento del danno ovvero  dalla  pronuncia  di  sentenza  non definitiva al pagamento di una provvisionale, emesse  successivamente
alla data di entrata in vigore del presente decreto.

La vittima  deve dimostrare di non  avere  ricevuto  ristoro  dall’autore  del  reato. Quando è ignoto l’autore del reato, la domanda è presentata entro un anno  dal  deposito  del provvedimento di archiviazione emesso successivamente alla data di  entrata  in vigore del presente decreto.

Decorsi  sessanta  giorni  dalla   presentazione   della domanda senza  che  sia intervenuta comunicazione di accoglimento, la vittima può agire  nei confronti della Presidenza del Consiglio  dei  ministri  al  fine  di ottenere l’accesso al Fondo.

Infine, si segnala l’art. 9 del decreto che prevede l’adozione di un Piano nazionale d’azione contro la tratta,volto a definire strategie pluriennali di intervento per la prevenzione e il contrasto al fenomeno, nonché azioni di sensibilizzazione, prevenzione sociale, emersione e integrazione sociale delle vittime.

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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